di Luca Marrone

Modena. Periti e consulenti tecnici di parte al lavoro per cercare di penetrare nei punti più oscuri del caso della morte di Alice Neri, la giovane rinvenuta carbonizzata nel bagagliaio della sua auto a Fossa di Concordia, nel Modenese, il 18 novembre scorso.

Principale sospettato del delitto, è noto, il 29enne tunisino Mohamed Gaaloul. Iscritti nel registro degli indagati – a titolo di “atto dovuto” – anche il marito di Alice, Nicholas Negrini e il collega di lavoro della donna, Marco Cuccui, con il quale la stessa ha trascorso, presso lo Smart Cafè di Concordia, la sera precedente al suo omicidio. All’udienza del 31 marzo – in sede di incidente probatorio, il secondo ammesso nel corso delle indagini – il Gip Andrea Scarpa ha dunque incaricato i periti di prendere in esame una quindicina di reperti correlati al delitto, tra cui una sigaretta, la spallina di un reggiseno e un bidone di plastica contenente olio frusto, i resti di uno Smart Watch e di un circuito elettronico, probabilmente di un cellulare. E i pantaloni che, secondo la difesa di Gaaloul, il 29enne indossava tra la sera del 17 e la mattina del 18 novembre, quando le telecamere lo hanno immortalato per le strade di Concordia. Pantaloni che, come riportato nei giorni scorsi, sono stati rinvenuti nell’abitazione dell’indagato e su cui risulterebbero visibili le macchie di vernice e le pieghe che si scorgono nei video delle telecamere dello Smart Cafè, dove la vittima aveva trascorso la serata.

“Sui pantaloni”, spiega al Resto del Carlino l’avvocato Roberto Ghini, difensore di Gaaloul, “ci sarà un duplice accertamento, in particolare per capire se l’indumento sia lo stesso indossato da Gaaloul la sera del delitto di Alice Neri e, di conseguenza, se vi siano tracce di olio e di materiale combusto, quindi olio o fuliggine. Questo ci potrà fornire un elemento per collocare o meno il mio assistito sul ruolo del rogo.” “Gaaloul era in aula e si è mostrato collaborativo”, prosegue il legale, “ha fornito tranquillamente il pin del proprio cellulare.” Ghini si avvarrà del contributo di sei consulenti tecnici, tra cui l’ingegner Paolo Reale per quanto riguarda, in particolare, l’analisi dei dati informatici.

Le attività peritali inizieranno a breve, tra il 5 e il 6 aprile, il Gip ha assegnato termine di sessanta giorni per ultimarle. Il marito della vittima, Nicholas Negrini, ha nominato come difensore Antonio Ingroia, ex procuratore di Palermo e, in aula, era accompagnato dall’ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, consulente di parte, insieme a Katia Sartori, esperta in scienze forensi.

“Su alcuni reperti”, ha dichiarato Garofano, “andranno effettuate diverse analisi: impronte, dna, accertamenti informatici.” Garofano ha chiesto che si proceda anche all’analisi degli anelli della vittima, rinvenuti a bordo dell’auto carbonizzata e riconsegnati al marito, di un frammento bruciato e di due mozziconi rinvenuti in sede di esame della scena del crimine. “Il 6 al Ris avremo una verifica di tutti i reperti”, continua il generale, “l’udienza è stata rinviata al 12 giugno, per questi reperti ma sia noi che la difesa dell’imputato abbiamo chiesto una integrazione ed ora il Gip dovrà valutare se accoglierla.”

Secondo l’avvocato della famiglia della vittima, Cosimo Zaccaria, “probabilmente la scheda del telefono di Alice potrà dare una risposta a quelli che sono stati gli ultimi momenti della povera ragazza. C’è una posizione di apertura da parte dei familiari, volta alla ricerca della verità.” E’ quanto riporta il Corriere di Bologna. “Quello che manca? Una risposta da parte dell’unico indagato che da tre mesi resta in silenzio”, conclude Zaccaria.

La moglie di Gaaloul, Liza, è rimasta fuori dell’aula per tutta la durata dell’udienza. “Lui sa che sono qua e lo aspetto”, ha detto.

Nei giorni scorsi, i carabinieri hanno nuovamente interrogato il collega di lavoro di Alice Neri, dai giornali definito il “terzo uomo”, con cui sembrerebbe che la donna si fosse incontrata anche la mattina del 17 novembre. A quanto si legge sul Resto del Carlino, il martedì successivo al delitto, l’uomo avrebbe riconsegnato al magazzino del luogo di lavoro diversi indumenti, chiedendone la sostituzione. Insospettito, il magazziniere ha provveduto a segnalare la circostanza agli inquirenti e questi hanno disposto il sequestro e l’esame delle tute di lavoro in questione, rinvenendovi residui di terriccio e di erba. La difesa di Gaaloul avrebbe inoltre segnalato incongruenze nelle dichiarazioni rese dall’uomo, che comunque non risulta indagato.