di Luca Marrone
Paline di Borno, in provincia di Brescia, 21 marzo 2022.
Un uomo è a passeggio con il suo cane. In una stradina di montagna si imbatte nel corpo senza vita di una donna. È stata uccisa e fatta a pezzi. Arduo risalire alla sua identità. L’esame autoptico permette comunque di acquisire alcuni dati della vittima. Alta un metro e cinquantacinque, capelli scuri, unghie laccate con un gel violetto. Sul corpo, tatuaggi, il cui disegno risulta almeno in parte riconoscibile. E che si rivelano utili per la sua identificazione. A ciò provvederà un giornalista di Brescia, Andrea Tortelli. È il direttore di un giornale on line locale e, in quei giorni, lavora in smart working. Anche grazie a un amico, che riconosce i tatuaggi dalla descrizione che ne viene fatta, approda appunto all’identità della donna fatta a pezzi. È Carol Maltesi, in arte Charlotte Angie, 26 anni, mamma, attrice hard. Il giornalista non si limita a questo. Riesce a risalire all’assassino, chattando con lui, attraverso il cellulare della vittima. A quel punto, per le forze dell’ordine non è difficile individuare l’uomo e arrestarlo. È il bancario e foodblogger 43enne Davide Fontana, suo vicino di casa. Nel volume Sulla tua pelle (Giunti editore), in libreria da pochi giorni, Tortelli ricostruisce la vita della giovane Carol Maltesi e le sue indagini sulla vicenda.
Tra la Maltesi e Fontana era nata una relazione divenuta in seguito un’amicizia e una collaborazione professionale: la ragazza realizzava materiale hard che vendeva tramite OnlyFans. Sembra che l’uomo non avesse accettato un nuovo legame affettivo di Carol e il suo proposito di trasferirsi a Verona per avvicinarsi al figlioletto. E ha ucciso la giovane l’11 gennaio 2022, mentre era impegnato con lei nella realizzazione di un video che la vedeva legata e con un cappuccio in testa. Sembra, peraltro, che tale video fosse stato richiesto alla giovane da un utente tramite un profilo che si sarebbe rivelato falso, creato allo scopo dallo stesso Fontana. L’uomo ha colpito la vittima ripetutamente con un martello. Le ha tagliato la gola con un coltello da cucina e, valendosi di attrezzi acquistati in un negozio di bricolage, ha poi smembrato il corpo in quindici parti, collocandolo nel freezer.
Dal giorno del delitto a quello in cui il cadavere è stato abbandonato nel dirupo in cui sarebbe in seguito stato rivenuto, sembra che Fontana abbia adottato vari espedienti per far credere che Carol fosse ancora viva: pagava regolarmente l’affitto del suo appartamento, rispondeva dal suo cellulare ai messaggi che le arrivavano. Individuato degli inquirenti, ha infine confessato il delitto.
“Potrebbe sembrare la trama di un romanzo noir: invece è la storia di una tragedia vera”, si legge nell’introduzione al volume di Tortelli. “È la cronistoria di un’inchiesta giornalistica nell’era di Internet. Un’indagine portata a casa in dodici ore e svolta da casa (in telelavoro o smart working, come va di moda dire oggi) con strumenti a disposizione di chiunque: un computer, WhatsApp, Google e il telefono. Una ricerca fatta senza fonti privilegiate o soffiate degli investigatori, da un giornalista che scrive di politica e in una caserma dei carabinieri è entrato un paio di volte in quarantatré anni di vita, la penultima per denunciare di aver smarrito un documento.”
“Dalle sette di mattina alle diciannove […] il giornalista detective è riuscito a dare un nome alla vittima e a chattare con l’assassino. Fermandosi prima di pubblicare i nomi, prima di presentarsi sotto casa del killer per intervistarlo e fare ‘lo scoop della vita’, per non intralciare il lavoro degli investigatori e per proteggere coloro che erano a contatto con l’assassino.”
“Dopo qualche ora di indagine mi era già chiaro che le coincidenze tra il cadavere ritrovato a pezzi a Borno e l’attrice hard Charlotte Angie erano troppe”, spiega Andrea Tortelli a Vanity Fair. “C’era una possibilità su milioni che, nell’arco di qualche centinaio di chilometri, esistessero due donne con medesimo peso, altezza, età e numerosi tatuaggi coincidenti in punti precisi del corpo. Ma, di fronte quell’unica possibilità, ho deciso, per dovere, di fare l’ultima verifica, prendendo contatto diretto con l’utenza telefonica di Carol [cui il giornalista è riuscito a risalire tramite un’agenzia che opera nel campo dell’immagine per i locali notturni, per cui la giovane aveva lavorato].” Quando ha compreso che era l’assassino e non Carol a rispondere ai messaggi, si è rivolto agli inquirenti.
L’intento con cui Tortelli ha scritto il suo libro è stato, tra l’altro, quello di “ridare dignità al ricordo di una giovane uccisa barbaramente e per mettere alcune cose in chiaro. Carol non se l’è cercata e questa tragedia – forse più atroce di altre – nel movente appare tristemente uguale a quasi tutti i femminicidi: avrebbe potuto avere per vittima qualsiasi donna.” Un’opera che sollecita riflessioni anche sul giornalismo di inchiesta, sulle sue prerogative, sull’importanza della sua funzione: “In un momento in cui la categoria dei giornalisti non gode di grande popolarità sociale, mi fa piacere che emerga anche il lato buono, e utile, della nostra professione, fatta di impegno e grandi sacrifici.” “Quello del giornalismo è un mondo in crisi economica e di identità forse più di altri. Ma l’impegno, il senso del dovere e la correttezza premiano sempre”, conclude Tortelli.
