Ce ne saremmo dovuti accorgere negli anni, ma così non è stato. La figura di un leader autoritario che richiama le masse e ne trae sostegno, con voce grossa e bicipiti ostentati sui tavoli diplomatici, è nell’aria da parecchi anni e ora si palesa, con grande sconforto di chi ha sempre puntato su logica e ragionamenti.

Da Putin a Trump, da Al-Sisi ad Erdogan aumentano visibilmente i cosiddetti ‘leader autoritari’ che mettono violentemente in crisi le democrazie liberali.

In Cina, Xi Jinping ha riportato in auge il Partito Comunista, che tutti avremmo dato per debellato in un decennio; in Russia Vladimir Putin ha annullato qualsiasi speranza di transizione verso un sistema aperto e –faccio fatica a scriverlo– più democratico; in India i tratti nazionalistici-autoritari sono portati avanti da Narendra Modi; in Egitto Al-Sisi governa nel post-primavera araba con il pugno di ferro, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti; in Turchia, Erdogan reprime le libertà e impone un regime repressivo.

In tanti Paesi –europei e non– non ultima l’Austria, si registra un’avanzata di quei leader muscolari che tanto abbiamo temuto e avversato ma che, malgrado tutto, tornano a farsi risentire energicamente. Tutto ciò avviene, banalmente, per una mancanza di visione politica e di programmi inconsistenti, di proposte nulle e di risposte troppo fumose e poco decise. In mancanza di tutto ciò, prolifera l’uomo forte.

Stupirà sentirlo, ma le risposte di tutti i governati sono estremamente simili a pochi giorni dalla scalata al potere dei leader autoritari, come a dire “Li sosteniamo e non ce ne vergogniamo affatto!”. Ed è quello che sta accadendo anche agli Stati Uniti post-Obama, sempre più spinti verso un Trumpismo dilagante che fornisce risposte facili a domande difficili, in maniera netta, quasi chirurgica. Degna risposta, per intenderci, alla Cina di Jinping. Chi si aspettava, in sostanza, che l’Occidente bravo e buono avrebbe risposto con cultura, democrazia e valori liberali all’avanzata delle neo-dittature, si sbagliava di grosso. A forza si risponde con forza.

Resta da vedere, in questa contrapposizione di forze, chi perderà. E come.

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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Di Simone Dei Pieri

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