Sapevamo tutti che, presto o tardi, l’Occidente sarebbe giunto ai ferri corti con la Corea del Nord. Ma c’è da chiedersi se questa attesa fosse realmente necessaria.
La ‘bomba H’ sperimentata in questi giorni dai Coreani oltre a un sisma di magnitudo 5.1, ha scatenato un terremoto mediatico che ha travolto come fuscelli i leader di tutto il mondo, Obama in primis. Il Presidente americano ha chiamato il presidente della Corea del Sud, Park Geun-Hye, e il premier giapponese, Shinzo Abe, riaffermando “l’irremovibile impegno” degli Usa per la sicurezza dei due Paesi e sottolineando la necessità di “una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord”.
Ma forse il comportamento bellicoso della Corea del Nord non è nuovo, e per rendersene conto è sufficiente avere occhi per leggere con attenzione i movimenti di politica estera degli ultimi dieci anni.
Solo nel 2009, ad esempio, si è venuti a conoscenza del Hwasong, uno dei più famosi campi di concentramento coreani che comunque contiene solo una piccola parte dei 200 mila detenuti di tutto il paese; per fare una stima, in Italia sono 68 mila su una popolazione più di due volte maggiore (la Corea del Nord conta circa 25 milioni di abitanti).
Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato il nuovo test nucleare della Nord Corea, che rappresenta una “chiara violazione delle sue risoluzioni” e annuncia che inizierà a lavorare immediatamente su ulteriori misure restrittive con una nuova risoluzione.
Il problema però è se tutto ciò non fosse prevedibile con largo anticipo, tenendo conto della censura applicata costantemente ai servizi d’informazione interni ed esterni, o del numero spropositato di soldati.
Con circa 1,2 milioni di soldati (e più di 8 milioni di riservisti) di cui 180 mila membri scelti, la Corea del Nord possiede uno dei più grandi eserciti al mondo (49 soldati / 1000 abitanti circa), senza contare i mezzi a disposizione e il sistema di spionaggio-controspionaggio.
A questo punto, prima di sollevare altra polvere mediatica, è bene comprendere di cosa si stia parlando per risolvere una possibile crisi politica che al momento sembra essere sfuggita di mano anche ai ‘big’ della politica internazionale.
Mentre i nordcoreani annunciano senza vergogna un prossimo test nucleare.

