“From a distance” è il secondo lavoro in studio dei nostrani “Not a good sign”.
Prodotto da Marcello Marinone e AltrOck Productions ed uscito per la Fading Records, questo disco sta già riscuotendo un buon risultato di critica e pubblico.
I Not a Good Sign sono: Paolo «Ske» Botta (tastiere), Alessio Calandriello (voce), Alessandro Cassani (basso), Martino Malacrida (batteria) e Francesco Zago (chitarre).
Quest’ultimo negli spettacoli dal vivo della band viene sostituito da Gian Marco Trevisan che è anche ospite nel disco dove suona nel brano “Flying over cities”.
Gli altri special guests sono Jacopo Costa al Vibrafono e al Glockenspiel (nelle tracce 1,2,4,7,8), Eleonora Grampa all’oboe e al corno inglese (nelle tracce 4,5,10), Maurizio Fasoli degli Yugen al grand piano (nelle tracce 4,5,8,10) e Margherita Botta (heart) in “Aru Hi No Yoru Deshita”.
La band in realtà è una sorta di “supergruppo” formato da membri di alcune band dell’ AltrOck che unisce tastiere vintage, la potenza di chitarre e voci, accanto a sfumature più eteree e autunnali, il tutto sostenuto da una pulsazione ritmica irresistibile.
Tante anche le apparizioni live di prestigio in numerose occasioni in Italia (fra cui Tunnel, Blueshouse e Spazioteatro89 a Milano, Hiroshima a Torino, Muddywaters a Calvari, al FIM di Genova) e all’estero (Barcellona, Gouveia Art Rock Festival – Portogallo).
Le influenze artistiche vanno dai King Crimson ai contemporanei Van Der Graaf Generator ma non mancano anche riferimenti “più moderni” quali Anekdoten, Ennio Morricone, Michael Nyman, Bark Psychosis, Jaga Jazzist e Steven Wilson dei Porcupine Tree.
Ascoltando questo disco poi vi sembrerà di sentire anche le anime di Genesis, Emerson Lake and Palmer e dei nostrani Banco del Mutuo Soccorso e Biglietto per l’Inferno.
Non mancano anche nessi con la scena di Canterbury che aveva fra i suoi paladini Gong, Soft Machine, Caravan, Hugh Hopper e Kevin Ayers.
Se provate ad ascoltare brani quali “Going Down”, “Not Now”, “Open Window” e “The diary i never wrote” le affinità infatti sono davvero tante.
Ed è per questo che il disco convince già dai primi secondi di “Wait for me”, l’opening track, che ha anche leggere venature “metallare” pur spingendosi mai troppo oltre i confini che legano e separano due generi diversi quali il metal e il progressive.
Una lezione imparata bene dal “maestro” Robert Fripp che recentemente ha fatto tornare in vita i King Crimson con un’inedita formazione che presenta ben tre batteristi!
Un’eleganza stilistica difficile da trovare nel nostro paese dove il Prog Rock è ancora poco diffuso, pur avendo un’importante parentesi negli anni ’70 con gruppi quali Premiata Forneria Marconi, Balletto di Bronzo, Perigeo, New Trolls e tanti altri che non menzioniamo solo per problemi di spazio…
Gli stessi Not a Good sign hanno però dichiarato con tanto orgoglio, soddisfazione e speranza: “Per ogni band il secondo album rappresenta un grande traguardo e soprattutto il momento in cui si mettono a fuoco esperienze e visioni: ci aspettiamo di poter appagare tutti coloro che hanno apprezzato il primo e di riuscire a conquistare altro pubblico, anche non strettamente prog”.
Da segnalare, last but not least,il pregevole artwork di “From a Distance” a cura dello stesso tastierista Paolo «Ske» Botta che ha un po’ di gusto “gotico” ma è allo stesso tempo intriso di una raffinata ed unica sensibilità.
Per lanciare il disco i Not a Good Sign hanno anche realizzato un video per il brano “Flying Over Cities”.
Se volete scoprire e/o saperne di più sui Not a Good Sign visitate il sito ufficiale all’indirizzo http://www.notagoodsign.org e non mancate di iscrivervi alla pagina fan ufficiale del gruppo su Facebook che trovate all’url https://www.facebook.com/notagoodsign


