La scrittrice si prepara a portare l’educazione sentimentale nelle scuole elementari e medie. In arrivo il nuovo libro Amarsi dopo il caos, edito da Mondadori

C’è un momento in cui la scrittura smette di essere soltanto racconto e diventa impegno. Per Assia Penta quel momento sembra essere arrivato.

Dopo aver trasformato nelle sue pagine esperienze, fragilità e relazioni complicate, la scrittrice si prepara infatti a intraprendere una nuova esperienza: entrare nelle scuole per parlare direttamente ai bambini e agli adolescenti di emozioni, affettività, rispetto e relazioni.

Un progetto di educazione sentimentale rivolto alle scuole elementari e medie, che si inserisce perfettamente nel percorso letterario di Assia e che trova un naturale punto di partenza nel suo prossimo libro, Amarsi dopo il caos, che sarà pubblicato da Mondadori.

Il passaggio dalla narrativa all’incontro con le nuove generazioni è significativo. Se nei libri Assia racconta ciò che accade quando una relazione diventa difficile da gestire, nelle scuole vuole invece parlare soprattutto di prevenzione e consapevolezza.

Abbiamo incontrato Assia Penta per farci raccontare questo nuovo capitolo della sua vita.

Assia, perché hai deciso di portare l’educazione sentimentale nelle scuole?

«Perché credo che parlare di sentimenti non sia mai troppo presto. Naturalmente bisogna farlo con linguaggi adeguati all’età dei ragazzi, ma imparare a riconoscere un’emozione, capire che cosa significa rispettare l’altro e soprattutto comprendere il valore del rispetto verso sé stessi sono insegnamenti importanti».

Quindi non parlerai soltanto di amore?

«Assolutamente no. L’amore è solo una parte di un discorso molto più ampio. Vorrei parlare di emozioni, amicizia, empatia, rispetto, conflitti, paura, rabbia, autostima. E poi, crescendo, anche delle prime relazioni sentimentali e di quelle dinamiche che possono diventare difficili da riconoscere».

C’è una differenza tra parlare ai bambini delle elementari e ai ragazzi delle medie?

«Certamente. Con i bambini bisogna partire dalle emozioni più semplici: imparare a riconoscerle, a esprimerle e a capire che anche gli altri possono provare sentimenti diversi dai nostri. Con i ragazzi più grandi il dialogo può diventare più articolato e riguardare anche l’innamoramento, la gelosia, la possessività, la pressione degli altri e il rapporto con i social».

Nei tuoi libri hai parlato spesso di relazioni complicate. È da lì che nasce questo progetto?

«Sì, c’è sicuramente un legame. La scrittura mi ha permesso di osservare molto da vicino le dinamiche delle relazioni. Ho raccontato persone che si sono perse, che hanno sofferto, che hanno confuso l’amore con il bisogno di essere accettate. Oggi sento il desiderio di parlare anche ai più giovani, prima che determinati meccanismi possano diventare difficili da gestire».

Il tuo nuovo libro si intitola Amarsi dopo il caos. Che cosa significa per te questo titolo?

«Significa ritrovare sé stessi dopo avere attraversato qualcosa che ci ha messo alla prova. Il caos può essere una relazione, ma anche un periodo della propria vita, una delusione, una ferita. La cosa importante è capire che dopo il caos può esserci una fase nuova, nella quale si ricomincia da sé stessi».

Il libro sarà pubblicato da Mondadori. Che emozione provi?

«È una grande emozione e anche una grande responsabilità. Mondadori è una realtà editoriale importantissima e sapere che Amarsi dopo il caos arriverà ai lettori attraverso questa casa editrice mi rende molto felice. Ma soprattutto spero che il libro possa incontrare persone che abbiano bisogno di ritrovare una parte di sé».

Hai scelto di definire alcuni rapporti “amori caotici” anziché semplicemente “amori tossici”. Perché?

«Perché non voglio che le persone si fermino soltanto all’etichetta. Mi interessa raccontare la complessità. Ci sono relazioni nelle quali si entra progressivamente in una confusione emotiva e si finisce per considerare normali comportamenti che normali non sono. Il controllo, la gelosia esasperata, la manipolazione non sono prove d’amore».

Qual è la prima cosa che vorresti dire a un ragazzo che si trova davanti a una relazione che lo fa stare male?

«Gli direi di non avere paura di parlarne. Con un genitore, un insegnante, una persona adulta di cui si fida. Chiedere aiuto non significa essere deboli. E soprattutto vorrei che capisse una cosa: nessuno deve rinunciare a sé stesso per essere amato».

E qual è invece il messaggio che vorresti lasciare ai bambini?

«Che possono dire quello che sentono. Che possono dire “no”. Che possono chiedere aiuto. E che rispettare gli altri significa anche rispettare sé stessi».

Pensi che la scuola possa avere un ruolo importante nell’educazione sentimentale?

«Credo che scuola e famiglia debbano camminare insieme. La scuola può essere un luogo prezioso di confronto, perché permette ai ragazzi di fare domande e di ascoltare punti di vista diversi. Non si tratta di insegnare ai ragazzi come devono vivere i loro sentimenti, ma di fornire strumenti per comprenderli».

Dal libro alle aule: per te è una nuova forma di scrittura?

«In un certo senso sì. Quando scrivo, parlo attraverso i personaggi. In una classe, invece, ci saranno ragazzi davanti a me, con le loro domande e le loro storie. Sarà un confronto completamente diverso. E forse proprio per questo ancora più stimolante».

Se dovessi riassumere tutto il tuo progetto in una sola frase?

«Direi: imparare ad amare senza perdere sé stessi. Perché l’amore dovrebbe farci crescere, non cancellare chi siamo».

E così, mentre Amarsi dopo il caos si prepara ad arrivare in libreria con Mondadori, Assia Penta si prepara a un’altra sfida: portare la cultura dei sentimenti fuori dalle pagine e dentro le aule scolastiche.

Dalla narrativa all’incontro diretto con le nuove generazioni, il suo messaggio rimane lo stesso: prima di imparare ad amare qualcun altro, è importante imparare ad ascoltare, rispettare e conoscere sé stessi.