Non è molto incoraggiante, per gli studenti del Sud, l’ultimo rapporto di Svimez, presentato a fine ottobre a Roma.

Nel rapporto si legge: “Per i giovani l’investimento più promettente è quello di abbandonare il Sud”. Lo Svimez fa capo ai cosiddetti Neet (not in education, employment or training), ovvero la categoria anglosassone che descrive la condizione dei giovani, esclusi dal mondo del lavoro. Oltre la metà di essi è costituita da donne e quasi la totalità di questa gioventù che, diciamo così, non produce, abita al Sud. C’è da precisare un dato: mentre negli anni precedenti i giovani presi in considerazione dai Neet appartenevano ad una fascia scolare più bassa, ora invece essa comprende diplomati e laureati. 

Questi dati sono davvero preoccupanti, poichè oltre al fatto che gli stessi giovani avvertono con preoccupazione il pensiero del proprio futuro, si presenta un forte rischio di dispersione di quell’investimento che comunque il Paese ha fato nella loro formazione. Iscriversi all’Università, come già abbiamo avuto modo di constatare ed esporre, costituisce una spesa onerosa ormai per le famiglie, se poi si considera che questo grossi sacrifici non troveranno un riscontro nella concretezza della realtà, la cosa diventa davvero preoccupante. Dopo vari studi, si è arrivati a dichiarare che si è verificata una scarsa innovazione del sistema economico, poco posizionato sulla frontiera competitiva. Praticamente c’è una controtendenza, perchè si è passati dall’esigenza e necessità di arricchirsi e formarsi attraverso lo studio per meglio affrontare il mondo del lavoro, ad una maggiore richiesta di esperienza, da parte di quest’ultimo, piuttosto che di formazione.

Ciò comporta uno stop delle iscrizioni alle Università, se si pensa che solo il 51,7% al Sud e il 58,8 al Centro-Nord ha scelto di farlo. Si conti, poi, anche il fatto che l’anno scorso il numero dei laureati in Italia è stato di molto inferiore a quello degli iscritti negli altri paesi della Ue. La cosa, ta le altre, si può imputare al modo in cui le università finanziano le università. che penalizza fortemente quelle del Sud. Di conseguenza, un gran numero di studenti decide di spostarsi nelle università del Nord, e si prospetta un aumento di tale fenomeno. Insomma, una perdita di “capitale umano” non indifferente e molto preoccupante.

Simona d'Onofrio

Sono Simona d'Onofrio e mi occupo della sezione "Attualità" di Vento Nuovo. I miei studi umanistici, nonché la mia attività di insegnamento, hanno aumentato il mio amore per la lettura e per la scrittura, già molto forte. Il giornalismo è una passione da rincorrere con grande tenacia, ma anche con il desiderio di cambiare una realtà troppo spesso inaccettabile

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Di Simona d'Onofrio

Sono Simona d'Onofrio e mi occupo della sezione "Attualità" di Vento Nuovo. I miei studi umanistici, nonché la mia attività di insegnamento, hanno aumentato il mio amore per la lettura e per la scrittura, già molto forte. Il giornalismo è una passione da rincorrere con grande tenacia, ma anche con il desiderio di cambiare una realtà troppo spesso inaccettabile