di Giovanni Lucifora

Avete di fronte a voi due persone. Una di queste è un criminale ma non sapete chi delle due. Li dovete giudicare e avete la certezza che uno è un assassino. Cosa fate? Per non punire l’innocente li assolvete entrambi oppure li condannate in modo di assicurare ‘comunque’ un criminale alla giustizia? Un dilemma che si presentò, ovviamente in modo più complesso, in un’aula di tribunale circa cinquant’anni fa e passò alla storia come il caso Bebawi.

Andiamo con ordine e iniziamo dall’omicidio. Roma, sede della società Tricotex, via Lazio traversa di via Veneto. La mattina del 18 gennaio 1964 una segretaria trova il cadavere di Faruk Chourbagi nel suo ufficio. Faruk aveva 27 anni, egiziano di nascita, nazionalità libanese, era il ricchissimo rampollo dell’ex ministro del Tesoro egiziano.

E’ lunedì ma la morte risale a due giorni prima, al sabato. L’uomo è stato assassinato con almeno quattro colpi di pistola, una calibro 7,65 ed è stato sfregiato al volto con il vetriolo. Gli investigatori prendono informazioni sulla vittima e vengono a sapere che era un ragazzo sveglio, che amava la bella vita, sempre in compagnia di splendide donne e proprio su una di queste convergono i sospetti.

Si tratta di Gabrielle Bebawi, detta Claire, di origine egiziana anche lei. A far arrivare gli inquirenti all’avvenente donna dai modi accattivanti è la segretaria che racconta di una telefonata di pochi giorni prima durante la quale Claire e Farouk avevano avuto una lite. I due in precedenza, scoprono sempre gli investigatori, avevano avuto una relazione sentimentale durata 3 anni. Claire però è sposata con Youssef, un altro ricco industriale ma non si rassegna alla fine della relazione con Farouk.

Le attenzioni allora si concentrano sempre di più sulla coppia Bebawi. Studiando i loro spostamenti inoltre si trovano riscontri inequivocabili. Il sabato dell’omicidio erano arrivati a Roma dalla Svizzera (dove vivevano) ed erano ripartiti poche ore dopo. Un viaggio lampo. Per quale motivo? Scattano le manette. Si viene anche a sapere che Youssef era a conoscenza del tradimento della moglie e che l’aveva lasciata ma aveva continuato la convivenza per non separarsi dai tre figli.

I coniugi Bebawi a questo punto finiscono sotto processo, un processo che appassiona l’opinione pubblica grazie anche a numerosi colpi di scena con accuse e contro accuse tra i due imputati. Ad alimentare l’interesse c’è anche la sfida di due principi del foro: Giovanni Leone, che diventerà Presidente della Repubblica, difensore di Claire, e Giuliano Vassalli, futuro Ministro di Grazia e Giustizia, ‘padre’ del nuovo Codice Processuale Penale, difensore di Youssef.

I numeri del caso Bebawi: 150 udienze, più di 100 testimoni ascoltati e 32 ore di camera di consiglio. Il verdetto arriva nel 1966. Duplice assoluzione. Questo il responso del processo di primo grado. Sì, i coniugi Bebawi vengono assolti. L’accusarsi a vicenda risulterà la loro arma vincente.

I giudici avevano la certezza che ad uccidere Chourbagi fosse stato uno dei due ma non erano in grado di capire chi. Il senso della sentenza è racchiuso in un passaggio dell’arringa di Giovanni Leone: “E’ impossibile condannare senza prove due imputati che si rinfacciano reciprocamente lo stesso reato”.

Nel 1968 la sentenza però sarà ribaltata in appello: 22 anni per uno. Sentenza poi confermata in Cassazione ma i coniugi avevano ormai lasciato l’Italia. Si venne a sapere che Youssef era tornato a vivere in Svizzera mentre Claire si era rifugiata in Egitto a fare la guida turistica. Impossibile richiederne l’estradizione in quanto, in quegli anni, non esisteva tra l’Italia e questi due Paesi alcun accordo per l’estradizione.

Il caso Bebawi è rimasto storico anche per il clamore che ne seguì, così ancora oggi qualcuno di tanto in tanto lo rispolvera. Dopo mezzo secolo, secondo una ricostruzione giornalistica, con l’aiuto delle perizie balistiche effettuate all’epoca dei fatti, si è arrivati all’ipotesi che a sparare furono due persone con due armi diverse. Quindi è probabile che a fare fuoco siano stati entrambi.

Anche a versare l’acido sul viso di Farouk potrebbero essere stati sia Claire che Youssef. Lei risultò avere delle bruciature su un braccio e sul viso. Per questo, forse, mentre la moglie era rimasta ferita accidentalmente, Youssef aveva infierito con il vetriolo sul volto della loro vittima.

Una vittima sacrificata per una doppia vendetta. Quella di Claire, umiliata da un uomo che la respingeva (nonostante la sua bellezza) e quella di Youssef che vedeva in Faruk colui che gli aveva portato via la compagna. Correvano gli anni sessanta…

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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