Revisione e rendite catastali. Nelle lettere inviate ai cittadini viene comunicata la nuova rendita catastale, con aumenti fino al 200%. Si tratta di case accatastate come popolari, divenute improvvisamente di pregio. L’operazione riguarda numerose micro zone della Capitale ma anche quartieri semicentrali come Nomentano, Prati, Trieste, Salario.
Revisione e rendite catastali: sull’argomento è intervenuto ad Radio Manà Manà, emittente dell’Università Niccolò Cusano, il preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo, noto e affermato avvocato tributarista, il prof. Giovanni Puoti. «A partire da novembre scorso, molti romani hanno ricevuto delle buste verdi che non contengono semplicemente una lettera bensì un avviso di accertamento catastale. In alcune zone di Roma, nemmeno le più centrali, si è verificato un aumento molto significativo delle rendite catastali che comporterà l’aumento di diverse imposte (Imu, Irpef, tassa di registro), seppur ad aliquota invariata. Dall’anno prossimo, ma per alcuni già da quest’anno, gli aumenti si faranno sentire» avverte il Prof. Puoti, che poi precisa come l’operazione risalga a circa 10 anni fa, e più precisamente alla legge finanziaria del 2004 dove si dava facoltà ai comuni di chiedere all’Agenzia del territorio, oggi Agenzia delle Entrate, la revisione del classamento delle utilità immobiliari urbane quando il rapporto tra il valore medio di mercato e il valore medio catastale si discostasse significativamente dal rapporto dell’insieme di tutte le zone comunali. «Nel 2005 l’Agenzia del territorio aveva fornito i criteri per l’attuazione di questa norma, dopo altri 5 anni i comuni hanno deliberato di chiedere questa revisione. L’Agenzia delle Entrate ha lavorato per due anni e dal novembre scorso sono state inviate ai cittadini quelle famigerate buste verdi. In questa procedura secondo me – continua ancora il Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Unicusano – emergono dei vizi evidenti, tra i quali quello di comunicare solo l’avvenuto aumento della rendita catastale senza indicarne le conseguenze in termini di imposte. Ovviamente si può impugnare l’accertamento e fare riscorso, sostanzialmente per due ordini di motivi: uno costituzionale, l’altro legato ad un difetto di motivazione».


