Con il rilancio radiofonico di “In quel secondo regno”, la storica formazione romana torna a raccontare la propria evoluzione musicale. Un percorso che parte dagli anni Settanta e arriva alle nuove composizioni di “La Fine non esiste”

Una storia che attraversa le generazioni

Il progressive rock italiano ha attraversato stagioni musicali differenti, lasciando un patrimonio discografico che continua a rappresentare un riferimento per musicisti e appassionati.
Tra le formazioni che hanno contribuito a definire l’identità del genere, i Semiramis occupano un posto particolare.
Nati a Roma nel 1971, hanno legato la propria storia a Dedicato a Frazz, album pubblicato nel 1973 e diventato negli anni un titolo di culto anche al di fuori dei confini nazionali.
A oltre cinquant’anni dalla nascita del gruppo, la loro vicenda artistica trova una nuova occasione di attenzione attraverso “In quel secondo regno”, brano d’apertura dell’album La Fine non esiste, pubblicato nel 2024.
La composizione torna in promozione radiofonica dal 6 novembre 2026 per BTF Records, inaugurando un percorso che accompagnerà la riedizione speciale del disco e la successiva valorizzazione del repertorio storico.

La continuità come scelta artistica

Uno degli aspetti più interessanti della storia recente dei Semiramis riguarda la volontà di non limitarsi alla riproposizione delle composizioni del passato.
Dopo un lungo periodo di inattività, il percorso di reunion avviato nel 2013 dal batterista Paolo Faenza ha riportato il gruppo sul palco nel 2014.
La ripresa dell’attività concertistica ha successivamente condotto la formazione anche all’estero, con esibizioni in Giappone e Messico.
L’esperienza dal vivo ha rappresentato un passaggio importante verso la realizzazione di nuovo materiale.
Nel 2024 è arrivato infatti La Fine non esiste, album che ha segnato il ritorno della band alla produzione di inediti.
Il progetto nasce da una concezione precisa: la storia musicale di un gruppo non deve necessariamente esaurirsi con la stagione che ne ha determinato la notorietà.

Un equilibrio tra rock sinfonico e hard rock

“In quel secondo regno” introduce questo orientamento attraverso una costruzione musicale che mantiene riconoscibili alcuni elementi del progressive storico, cercando contemporaneamente nuove soluzioni espressive.
La composizione alterna passaggi melodici a momenti più energici, nei quali emergono influenze hard rock.
Il rock sinfonico continua a rappresentare una componente importante dell’identità sonora, ma viene inserito in una struttura che guarda anche alle possibilità del linguaggio contemporaneo.
L’articolazione musicale rispecchia una delle caratteristiche fondamentali del progressive: la capacità di sviluppare composizioni attraverso cambiamenti di atmosfera, dinamica e intensità narrativa.
Il brano nasce dal lavoro condiviso di Paolo Faenza, Giampiero Artegiani, Rino Amato e Daniele Sorrenti.
Questa collaborazione assume un significato particolare perché riunisce figure legate a differenti momenti della storia artistica del gruppo.

Dante e il significato della trasformazione

Un ulteriore elemento di interesse riguarda il rapporto tra musica e letteratura.
“In quel secondo regno” richiama l’immaginario dantesco, utilizzandolo come riferimento simbolico per sviluppare una riflessione sulla trasformazione.
Il viaggio diventa metafora del cambiamento, mentre il superamento dei limiti assume il significato di un processo di crescita e rinnovamento.
La dimensione narrativa non costituisce quindi un semplice elemento decorativo, ma contribuisce alla costruzione dell’identità della composizione.
È un approccio coerente con la tradizione del rock progressivo, genere che ha frequentemente intrecciato musica, letteratura e suggestioni filosofiche.

Il futuro di una formazione storica

La nuova promozione radiofonica di “In quel secondo regno” si inserisce in un progetto di valorizzazione più ampio.
L’obiettivo è riportare attenzione su La Fine non esiste, accompagnarne la riedizione e recuperare successivamente il patrimonio musicale della band.
Per i Semiramis, il confronto con il passato rappresenta una risorsa dalla quale continuare a sviluppare nuove prospettive creative.
Il titolo dell’album assume così anche un significato legato alla vicenda del gruppo: ogni conclusione può diventare l’occasione per un nuovo inizio.
Una prospettiva che permette ai Semiramis di mantenere un legame con la storia del progressive italiano senza trasformarlo in una dimensione esclusivamente nostalgica.

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

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