Dimartino a Pescara il report del concerto

Dimartino a Pescara: il report del concerto di ieri sera.

Poesia, ironia e canzoni all’Aurum: Pescara si è così lasciata conquistare dal suo “paese che ci vuole”.

C’è la poesia, c’è l’ironia, c’è quella capacità tutta particolare di raccontare la quotidianità attraverso immagini apparentemente semplici, trasformandole in qualcosa di profondamente personale. È il mondo di Dimartino, protagonista ieri sera, 3 settembre 2026, all’Aurum di Pescara, di una delle serate dell’VIII Festival Dannunziano.

Un concerto nel quale la musica è diventata anche occasione per dialogare con il pubblico, scherzare e condividere piccoli frammenti di vita quotidiana.

Dimartino a Pescara: il report del concerto di ieri sera in occasione dell’VIII Festival Dannunziano

Ad aprire la serata è stata “L’oro del fiume”, seguita da “Giorni buoni”, “Meravigliosa incoscienza”, “Ci diamo un bacio” e “Maredolce”. Brani che hanno immediatamente definito il clima del concerto: elegante, malinconico, ma mai privo di quella leggerezza che è una delle cifre distintive dell’artista.

E proprio tra una canzone e l’altra non sono mancati gli interventi ironici di Dimartino, capace di instaurare con la platea un rapporto diretto e quasi confidenziale. A proposito di una serata evidentemente segnata anche dalla gastronomia abruzzese, arriva la battuta: “ho mangiato due arrosticini e mi stanno salendo… un mio amico ne ha mangiati 40 e invece nulla…”. Una parentesi esilarante che testimonia il clima rilassato instauratosi all’Aurum.

Poi “Daniela balla la samba”, collegata idealmente a “Is This Love” di Bob Marley, prima di proseguire con “La luna e il bingo”.

Uno dei momenti più partecipati arriva con “L’isola che c’è”, accolta in maniera entusiasta dal pubblico che, fin dalle prime battute, accompagna il brano battendo le mani a tempo. Insieme a “Niente da dichiarare”, la canzone è contenuta nell’album “Un paese ci vuole”, titolo che sembra racchiudere perfettamente anche il senso di una serata nella quale la musica diventa luogo d’incontro e condivisione.

Il concerto prosegue con “Come una guerra la primavera” e “Non siamo gli alberi”, altri due momenti nei quali la scrittura di Dimartino emerge in tutta la sua forza evocativa: immagini, sentimenti e riflessioni che si intrecciano senza mai perdere la dimensione melodica.

Il bis

Poi arriva il momento del bis. E anche qui l’ironia torna protagonista. Dimartino scherza con il pubblico sulla scelta dei brani, spiegando che si può decidere la scaletta “in base all’umore o a cosa abbiamo mangiato”.

Si riparte così con “Amore sociale”, “I calendari” e “Feste comandate”, fino a “Cercasi anima”, scelta per chiudere definitivamente la serata. Un finale intenso, accompagnato dai battiti delle mani del pubblico, che saluta l’artista con entusiasmo.

Dopo aver ringraziato i fratelli Trabace, protagonisti insieme a lui dell’intero concerto, Dimartino si è congedato dal pubblico dell’Aurum. Prima di lasciare definitivamente il luogo della serata, ha voluto però fermarsi ancora con i suoi fan, concedendo autografi e fotografie.

A lato del palco, infine, un ultimo momento istituzionale: il Sindaco di Pescara Carlo Masci e l’Assessore Maria Rita Carota hanno consegnato al cantautore siciliano una maglietta ricordo dell’edizione 2026 del Festival Dannunziano.

Maggiori informazioni e aggiornamenti sulla manifestazione sono disponibili sul sito
https://www.fondazionecrea.it/vii-festival-dannunziano/ e sulla pagina facebook https://www.facebook.com/profile.php?id=61563892595386

La foto nell’articolo “Dimartino a Pescara: il report del concerto” è di Marco Vittoria ©

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Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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