
Johanna torna con insistenza fin dall’infanzia nei sogni di Ludovica, protagonista e voce autobiografica di Sara Fenu in “Leggermente fuori dal nido”, una presenza che il libro lascia al lettore il compito di interpretare, capitolo dopo capitolo. Fin da bambina la sua vita è attraversata da premonizioni, sogni ricorrenti, questa figura che ritorna in momenti chiave del racconto. Fenu non cerca mai di spiegare razionalmente questi episodi, né di renderli spettacolari: li racconta con la stessa naturalezza con cui racconta una giornata di lavoro o una discussione familiare, senza mai alzare i toni per stupire chi legge, ed è proprio questa scelta a renderli credibili. Il libro suggerisce, senza mai affermarlo con arroganza, che imparare ad ascoltare quella parte non razionale di sé sia stato per la protagonista un passaggio necessario quanto le terapie, le meditazioni, i percorsi corporei. Poco oltre la metà del libro, Ludovica scrive di sé: “il serpente cambia pelle ma rimane pur sempre un serpente”, una delle immagini più efficaci di tutto il libro per raccontare quanto sia difficile, e a volte illusorio, credere di essere già cambiati del tutto. È forse questo il vero tema sotterraneo del memoir: non la trasformazione compiuta, ma il lavoro costante, mai finito, di restare fedeli a se stessi mentre si cambia pelle, appunto, più volte nella vita. Una lettura che convincerà anche chi resta scettico verso il tema, per la misura con cui viene trattato.


