
La poesia di Antonello Lombari non cerca rifugi intellettuali e non si nasconde dietro costruzioni ermetiche. “Bagliori inversi” è un libro che mette subito il lettore davanti a un’urgenza emotiva concreta: salvare ciò che il tempo tende a consumare. E forse il punto più interessante della raccolta è proprio questo continuo tentativo di trattenere persone, luoghi, dettagli, voci e sensazioni prima che svaniscano definitivamente. C’è qualcosa di profondamente autobiografico in ogni pagina ma senza la sensazione fastidiosa dell’autore che parla soltanto di sé. Al contrario, molte poesie riescono a trasformare esperienze personali in immagini universali. Chiunque abbia perso qualcuno, lasciato una casa o rincorso un ricordo impossibile da recuperare può ritrovarsi dentro questi versi. La poesia iniziale “Bagliori inversi” resta probabilmente una delle più forti dell’intero libro. Non solo per il valore simbolico del sogno e della madre che ritorna come presenza luminosa, ma per quella capacità di trasformare un ricordo familiare in una riflessione più ampia sul tempo e sulla memoria. “Di quando il tempo non correva veloce e la magia della natura incantava il cuore” contiene una nostalgia che non appare mai costruita. Ed è qui che Lombari convince di più: quando smette di voler scrivere poesia e lascia semplicemente parlare la sua esperienza. La raccolta è attraversata da due anime molto diverse. Da una parte c’è il Lombari più intimista, legato alla famiglia, ai paesi, alle radici e ai ricordi. Dall’altra emerge invece una scrittura più passionale, sentimentale, quasi febbrile nelle poesie d’amore. Alcuni testi dedicati alla femminilità sembrano sospesi tra desiderio e idealizzazione, con immagini luminose, cieli, occhi, vento, mare e bagliori continui. A volte questa componente rischia di diventare ridondante e qualche poesia avrebbe forse beneficiato di maggiore essenzialità. Ma in compenso il libro mantiene sempre una coerenza emotiva molto forte. Non ci sono mai cinismo o distacco. Anche quando la scrittura diventa più impulsiva, resta autentica. Molto interessante anche la sezione dedicata ai luoghi. Qui il libro acquista quasi una dimensione cinematografica. La casa di via Roma, i palmenti, Nova Siri o Lagonegro non sono semplici scenari ma diventano depositi di memoria e identità. In certi passaggi viene spontaneo pensare a certa letteratura del ritorno tipica di Pavese, anche se Lombari mantiene una voce più spontanea e meno letterariamente costruita. Il libro funziona soprattutto perché non tenta mai di sembrare moderno a tutti i costi. Non rincorre tendenze poetiche contemporanee e non cerca il consenso facile. Anzi, in alcuni momenti appare persino controcorrente nella sua volontà di parlare apertamente di sentimenti, nostalgia, amore e fragilità. Sicuramente qualcuno troverà eccessiva questa esposizione emotiva. Ma è proprio lì che il progetto letterario trova il suo carattere. “Bagliori inversi” è una raccolta che vive di luce e malinconia, di memoria e desiderio, di immagini semplici che lentamente sedimentano nel lettore. Non tutte le poesie hanno la stessa intensità, ma quando Lombari trova il punto giusto tra esperienza personale e respiro universale, riesce davvero a lasciare qualcosa.
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