Con il suo nuovo romanzo, Enrico Finazzer esplora i temi del dovere, dell’etica e della responsabilità, riflettendo sulla capacità di un popolo di reagire al crollo delle certezze. In questa intervista svela il messaggio profondo dell’opera e anticipa i progetti futuri dedicati alla storia militare.

Un caro saluto a te, Enrico. Cosa speri resti al lettore dopo aver terminato “Difendete Roma!”? Buongiorno, grazie dell’invito.
“Difendete Roma!” non è un libro che lancia messaggi o vuole rendere il lettore migliore. E’ in pari misura un libro di intrattenimento, soprattutto nella parte poliziesca, e un lavoro in cui cerco di esporre l’opinione che mi sono fatto negli anni sulla effettiva possibilità di difendere, o almeno tentare di difendere, la capitale in quei fatidici giorni, nella parte storico alternativa. Se qualche cosa deve rimanere al lettore è, spero un po’ di curiosità di saperne di più sulle vicende dell’armistizio dell’8 settembre, che tanto hanno segnato la storia italiana e delle quali, purtroppo, il grande pubblico sa ben poco.
Il libro è pensato anche per far riflettere sull’idea di “resistenza”?
In senso lato, sì. Ovvero, nel mio romanzo la Resistenza, quella con la “R” maiuscola, non ha ruolo, all’epoca dei fatti essa non esisteva e se la vicenda si fosse svolta come provo a descrivere, forse non sarebbe nemmeno mai nata. Se parliamo invece della capacità e volontà di resistere ai tedeschi a Roma e anche altrove, come descrivo in 8 settembre, allora sì. C’è un aforisma di Benjamin Franklin che tradotto un po’ liberamente recita: fallire la preparazione equivale a prepararsi a fallire: ecco, in quei giorni di settembre venne a galla tutta la mancanza di preparazione che aveva caratterizzato le settimane precedenti, che ha minato alla base la capacita delle forze armate italiane di resistere efficacemente.
Qual è il ruolo dell’etica e del dubbio morale nel tuo romanzo? La domanda ha una duplice risposta.
La trama poliziesca evidenzia l’importanza dell’etica nel lavoro minuzioso di indagine che svolge il commissario con l’aiuto del suo improvvisato collaboratore Capitano Arrighi: essi non si accontentano di incastrare il primo malcapitato, ma vanno fino in fondo, anche contro le pressioni dall’alto. Nella vicenda storica sullo sfondo l’etica e la morale hanno un ruolo indiretto, nel senso che evidenziando quali sarebbero dovuti essere i comportamenti dei principali protagonisti rimane sottolineata a contrario la scarsa etica e morale che invece dimostrarono le autorità politico militari nell’affrontare il difficile momento.
Le scene che descrivono l’attività febbrile dei militari nelle ore antecedenti la proclamazione dell’armistizio e la lucida preparazione allo scontro con i tedeschi contenute nel libro fanno da contraltare alla colonna di auto che nella notte lasciano Roma e dell’assembramento di generali al porto di Ortona per potersi imbarcare sulla corvetta che porta il Re e Badoglio a Brindisi che invece accaddero nella realtà. Ecco, possiamo dire che l’etica e la morale messa in campo dai protagonisti del romanzo getta una luce molto oscura sulla mancanza delle medesime doti nei veri protagonisti della vicenda armistiziale.
Hai già in mente un prossimo progetto narrativo? Tornerai a scrivere un romanzo storico o cambierai genere?
Sto già lavorando su due progetti molto importanti, il primo sulla storia degli Alpini dal 1872 ai giorni nostri, che, dopo essere stata pubblicata da Storia Militare tra il 2018 e il 2020 ed essere stata edita in lingua inglese da Schiffer Publishing, ora è tra i progetti della prestigiosa editrice viennese Militaria Verlag. Il secondo, invece, riguarda l’artiglieria italiana nella Grande Guerra, volume che dovrebbe uscire in collaborazione con il Museo della Guerra di Rovereto. Si tratta, evidentemente, di progetti di saggistica, non di narrativa, che mi occuperanno per almeno un paio d’anni. Per il seguito, sto accarezzando l’idea di cimentarmi con un altro racconto storico alternativo che riguarda la presa di Malta con un’azione di sorpresa in coincidenza con la dichiarazione di guerra del giugno 1940, ma è un progetto che va sviluppato praticamente da zero.


