Dietro le luci scintillanti e caotiche di “Tokyo” i BEIK raccontano il vuoto e la ricerca di intimità autentica. L’intervista svela i contrasti che animano il brano, l’unione di mondi musicali lontani e l’ambizione di trasformare esperienze personali in linguaggio universale.

Avete definito “Tokyo” come un ritorno alle origini. In che modo questo viaggio nel passato diventa anche una rinascita?

Tornare indietro è un passo per rivedere il futuro… Questa operazione di riprendere un brano vecchio per me non è stato facile dato che prediligo lavorare sempre su canzoni nuove, però devo dire che mi sbagliavo, spesso le canzoni sono profetiche o nascono in periodi sbagliati e sta a te fare l’ostetrica per far si che avvenga un nuovo parto “neCESSAREO” (Barry)

Il brano alterna momenti sospesi ad esplosioni sonore: è un riflesso delle vostre emozioni attuali?

Direi di si, è un tapis roulant emotivo dove corri davanti a uno specchio che a tratti ti riflette in realtà che stai fermo. (Barry)

Quali sono i riferimenti artistici e letterari che hanno influenzato maggiormente la scrittura di questo singolo?

In questo singolo personalmente film come in Lost in Translation, Perfect Days, hanno creato un perno fondamentale per l’anima di questo brano, sulla componente artistica il singolo ha i colori di Murakami per esempio ma le sue margherite già nella seconda strofa vengono travolte da una tempesta di pioggia emozionale. (Barry)

Guardando al percorso della band, quanto vi sentite cambiati rispetto ai primi anni e quanto invece siete rimasti fedeli a voi stessi?   

Secondo me il cambiamento può avvenire anche senza tradire il proprio essere quindi, sicuramente ho molta più esperienza per quanto riguarda il palco e lo studio. (Waiban)

Siamo cresciuti, abbiamo suonato tanto, abbiamo sperimentato, abbiamo vissuto fianco a fianco in questi ultimi anni e tutto ciò ha influenzato tanto la nostra musica quanto noi stessi credo. Tutto ciò rimanendo sempre fedeli a noi stessi, con la stessa voglia di creare qualcosa di autentico, con un anima e che sappia di noi. (Naeco) Siamo rimasti fedeli a noi stessi non rimanendo fedeli a noi stessi, la riprogettazione e la messa in discussione di scelte fatte ha permesso alla creatività di non avere sempre lo stesso vestito.

Quali ambizioni avete a livello nazionale e internazionale con questo brano?

Non mi piace parlare troppo in termini di “obiettivi a tavolino”. L’unica ambizione è che la nostra musica, che sia un singolo o che sia un album, arrivi a tutte quelle persone a cui la nostra musica può lasciare qualcosa. Se poi questo significherà portarla nel pub della nostra provincia, in giro per l’Italia o fuori dai confini nazionali, poco importa: ogni palco, ogni pubblico è prezioso e va onorato. (Naeco) A livello nazionale deve arrivare a coloro che ascoltano generi come il nostro, tra l’alternative e l’underground. Per quanto riguarda l’internazionalità, beh, deve arrivare almeno fino a Tokyo. (Waiban) A livello nazionale e internazionale questo brano può rappresentare un passaporto dimenticato però a casa quando arrivi in aeroporto, è il nostro primo ulteriore passo verso una consolidazione e riconoscimento per cui abbiamo lavorato da tanto ma è solo l’inizio…

La musica spesso è terapia: qual è il vostro rapporto personale con la scrittura e l’esecuzione di un pezzo così intenso?

Per me la musica è stata da sempre terapia, ho iniziato a scrivere per urgenza personale, da li ho scoperto che potevo fissare delle sedute con la musica ed è diventata la mia analista. (Barry) Scrivo perché non ho alternative, sinceramente non immagino minimamente un me stesso al di fuori del processo di creazione. (Naeco) La scrittura è sempre un momento intimo, dove metti a nudo te stesso e quelle che sono le tue sensazioni, le tue emozioni e le tue paure: questa canzone chiaramente è manifesto di un’esigenza di riempire un vuoto. L’esecuzione è il momento in cui mettiamo in sintonia tutto questo con il pubblico e quindi le emozioni risuonano e si moltiplicano. (Waiban)

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.