Nato da quattro accordi improvvisati e cresciuto con la band, «Roma di notte» segna una tappa decisiva per MalìaTheBand. Una canzone che unisce vissuto personale e sguardo collettivo, trasmettendo forza e sensibilità, mentre il gruppo guarda con determinazione all’uscita dell’album “Dalla fine in poi”.

Il singolo «Roma di notte» è frutto di un lungo percorso. Quanto è importante per voi il tempo nella maturazione di un brano?

Il tempo è essenziale per la maturazione di un brano. Dopo aver completato la prima stesura dell’arrangiamento con tutti gli strumenti, lo proviamo più volte, ascoltandolo ripetutamente e apportando modifiche a imperfezioni o intere parti. Poi mettiamo da parte la canzone e lavoriamo su un’altra, continuando però ad ascoltarla per farla maturare dentro di noi, comprenderla, individuare tutti i difetti e le mancanze. Successivamente, ci rimettiamo al lavoro più volte finché non smettiamo di dire: “manca qualcosa”. Questo processo richiede tempo, a volte mesi o anni, ed è quasi impossibile che tutto emerga in poche sessioni di prova.

Che cosa vi ha spinti a riprendere in mano questo brano dopo tanti anni?

In realtà, tutte le canzoni dell’album sono state riprese dopo molti anni. “Roma di notte” è stata la prima su cui ci siamo concentrati perché, oltre a infonderci grande energia durante l’esecuzione, ci sembrava il brano più adatto al periodo storico che stiamo vivendo nelle grandi città, grazie al suo testo estremamente attuale, capace di essere compreso e apprezzato da tutti, anche per il finale pieno di speranza.

Quali sono i prossimi passi concreti che avete in programma dopo l’uscita dell’album «Dalla fine in poi»?

Come prima cosa, arrangiare il secondo album che è già in fase di lavorazione, nel contempo speriamo di poterci dedicare anche ai concerti dal vivo, ma è ancora tutto in fase di sviluppo.

Che importanza ha la componente autobiografica nei vostri testi?

[Annalisa]: La componente autobiografica è centrale: dalle esperienze di vita, dalle emozioni, dalle delusioni e dalle rinascite nasce la possibilità di trasformare ciò che penso e sento in musica. Così sono nate le canzoni del nostro primo album. Nel prossimo, invece, porteremo anche storie di altre persone, scritte come se fossero mie, immedesimandomi in loro per renderle vive. Allo stesso tempo, però, pratico anche il processo inverso: a volte travesto la mia vita come se appartenesse ad altri. Questo gioco di specchi nasce dalla mia timidezza e dal pudore nel mostrarmi direttamente, e mi permette di confondere interiorità ed esteriorità, rendendo la mia presenza nel testo più sfumata e protetta.

Avete parlato di speranza e resistenza nel testo. Quanto contano per voi questi valori, oggi?

Sono valori in cui crediamo fermamente. “La speranza si sa muore per ultima” è un detto antico che si è rivelato vero nel tempo. È quasi impossibile trovare qualcuno senza almeno un briciolo di speranza che le cose possano migliorare in qualsiasi ambito. La speranza è una delle emozioni più grandi e profonde dell’umanità, la più radicata dentro di noi. Anche quando diciamo: “Tanto non ci spero più!”, in realtà siamo ancora pieni di speranza. Resistere è fondamentale per difendere le cose in cui crediamo, i nostri valori e la nostra speranza, in modo che dopo la tempesta, il sole torni sempre a splendere.

Come vi piacerebbe essere ricordati tra dieci anni, come band?

Ci piacerebbe essere ricordati come una band capace di lasciare emozioni e canzoni che hanno accompagnato le persone in momenti importanti della loro vita. Se tra dieci anni qualcuno potrà dire che la nostra musica è stata parte della sua storia, per noi sarà già il più grande dei successi.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.