C’è un ritmo in ogni cosa, anche nelle chiavi che tintinnano in tasca. Prem Gandharv lo dimostra con “Bouncy Dance”, brano ispirato a un momento comune che si trasforma in energia pura. Un inno a vivere la musica come terapia e liberazione, con il cuore acceso e la mente spenta.

Bouncy Dance è un invito a lasciarsi trasportare alla melodia?
Bouncy Dance è più che altro un invito a lasciarsi trasportare dal ritmo e dal clima festoso e leggero dell’atmosfera che creano le percussioni, il giro di basso e anche la sua melodia. Anche quando entra il quartetto d’archi in fondo non viene suonata una vera e propria melodia, più che altro un ritmo basato su alcune note.
Secondo te qual’è il punto di forza del brano?
La sua ricchezza timbrica, il groove e la sua ricchezza di scenario. Non c’è soltanto un tema melodico che ricorre ma ben 3 e in chiusura addirittura un assolo di piano.
Quale sono state le tue principali influenza musicali?
Per questo brano sicuramente i Daft Punk e autori affini. Tutta la mia produzione realizzata finora invece è frutto del fatto che inizio a 7 anni a suonare la batteria, ascoltando i grandi classici del Rock anni 70 ma adoravo anche I Rondò Veneziano. Crescendo ho sempre spaziato fra G. Mahler e la Techno berlinese, Puccini e la musica tribale del west Africa, Shostakovich e Yanni, i Queen, i Dire Straits, I Supertramp E adoro tutti i compositori di musica New Age di qualità come Enya o Deuter. Non ho nessun compositore o band preferita semplicemente perché nessun compositore o band può essere rappresentante di tutta la Musica possibile e io sono affascinato da ogni forma di Musica con la M maiuscola, quindi no alla Trap.
Se dovessi riassumere l’essenza del brano in tre parole quali sarebbero?
Allegria, leggerezza, ironia.


