“La Commissione europea ha pubblicato all’inizio del mese le proprie raccomandazioni all’Italia. Il documento affronta alcuni dei principali nodi strutturali dell’economia nazionale: produttività, pressione fiscale sul lavoro, crescita dimensionale delle imprese, salari, energia, sanità, mercato immobiliare e sostenibilità dei conti pubblici. Al di là del giudizio che ciascuno può avere del ruolo delle istituzioni europee nelle scelte dei singoli Stati – tema sul quale il dibattito resta aperto – ciò che colpisce è un elemento: molte delle questioni evidenziate sono sostanzialmente le stesse da anni”. Così Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore della Livolsi & Partners S.p.A..

“Bruxelles- spiega- continua a segnalare l’eccessivo peso della tassazione sul lavoro, osservando come il sistema fiscale italiano resti fortemente concentrato su salari e redditi da attività produttiva. Le istituzioni europee richiamano inoltre il tema della produttività, sottolineando come la frammentazione del tessuto imprenditoriale e la prevalenza di imprese molto piccole possano limitare investimenti, innovazione e managerializzazione. L’Italia continua inoltre a registrare una dinamica salariale più debole rispetto ad altre grandi economie europee. Il problema non riguarda soltanto il livello delle retribuzioni, ma anche la difficoltà di costruire percorsi di crescita professionale e reddituale capaci di sostenere la classe media nel lungo periodo”.

“Per quanto riguarda l’energia- continua Livolsi- le raccomandazioni invitano a evitare misure generalizzate e costose, privilegiando invece interventi temporanei e mirati verso famiglie vulnerabili e imprese più esposte al caro luce e gas. In tema di sanità, l’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale e le liste d’attesa pongono interrogativi sulla sostenibilità futura del sistema e sulla necessità di rafforzare l’assistenza territoriale. La Commissione entra anche nel merito di una delle questioni più delicate dal punto di vista politico, il patrimonio immobiliare e l’aggiornamento dei valori catastali, tema che periodicamente riemerge nel dibattito pubblico senza che si riesca a costruire una soluzione condivisa”.

“Allo stesso modo- sottolinea ancora- le autorità europee continuano a richiamare una delle questioni a me più care e ricorrente oggetto delle mie riflessioni su questa testata giornalistica: la necessità di favorire una maggiore mobilitazione del risparmio privato verso investimenti produttivi e innovazione. Tutti argomenti che ritornano con sorprendente regolarità nelle analisi sull’Italia, dalle istituzioni europee agli organismi internazionali, fino ai principali centri studi e alle autorità economiche nazionali e che mostrano come il vero problema italiano non sia la mancanza di diagnosi, ma la difficoltà di trasformare problemi conosciuti in riforme durature”.

“La vera difficoltà dell’Italia è trasformare la diagnosi in decisione. Ciò perché ogni riforma strutturale comporta una distribuzione asimmetrica di costi e benefici: i vantaggi tendono a manifestarsi nel medio e lungo periodo, mentre i costi politici e sociali emergono immediatamente. Una dinamica che rende il rinvio spesso più conveniente dell’intervento. La sfida- conclude Livolsi- consiste nel costruire la continuità necessaria per affrontarli: la competitività di una nazione non dipende soltanto dalla qualità delle idee, ma anche dalla capacità di trasformarle in decisioni e, soprattutto, di mantenerle nel tempo”.