Il nuovo brano di EMOD è un concentrato di passione, ritmo e parole che scavano nell’intimità. In “Flambè” esplora la potenza emotiva del corpo e l’urgenza di raccontarsi senza filtri. Un’intervista che svela cosa accade quando l’arte incontra la carne, e quando la voce diventa bisogno.

EMOD, è un piacere averti qui. “Flambé” nasce da un lampo di genio o da una lunga elaborazione?
Ciao è un piacere anche per me essere qui con voi.
Hai toccato un tasto molto importante con questa domanda. “Il lampo di genio” non esiste! Dietro una buona idea o, come in tal caso, una bella canzone c’è sempre una lunga e impegnativa dedizione al processo di lavoro e, come un calciatore di seria A si allena tutta la settimana per avere un’ottima prestazione in partita, un cantautore deve allenare la propria creatività leggendo, scrivendo, revisionando, apportando modifiche o addirittura cestinando, per poi passare a un nuovo brano. Gli artisti che affermano il contrario sparano cazzate o scrivono canzoni di merda (io mi sono ritrovato tra questi in passato). Quindi, tornando a “Flambè”, nasce da una profonda ricerca di me stesso e una totale abnegazione per la musica.
Dal punto di vista musicale, quali sono state le tue influenze principali?
Mi reputo fortunato su questo aspetto perché sono cresciuto in un ambiente e in un epoca dove, con i miei genitori, le mie sorelle maggiori e amici ascoltavo musica italiana e internazionale di vario genere. Citando qualche nome della mia playlist nei primi vent’anni di vita ci sono Gigi D’Alessio, Adriano Celentano, Alex Baroni, Giorgia, Eros Ramazzotti, Fabri Fibra, Club Dogo andando oltre oceano troviamo artisti come Michael Jackson, Whitney Houston, 50cent, Eminem, Maroon 5, potrei andare avanti per altre quattro pagine. Negli ultimi 10 anni ho proseguito sullo stesso filo. Mi piace ascoltare bella musica e belle canzoni e questo ha contribuito a creare la mia identità artistica, aggiungerei, unica e inimitabile.
Credi sia importante essere coscienti della propria identità? Perché?
Guarda, se si vuole vivere un’esistenza alquanto soddisfacente, è un punto focale del nostro percorso di esseri umani. Aumentare la propria consapevolezza, facendoti delle domande e cercando le risposte da più e più fonti, ci da la possibilità di capire chi siamo e, se le scelte che facciamo ogni giorno o che abbiamo fatto in passato sono state dettate del nostro modo di agire e pensare o da quello che ci è stato trasmesso fin da bambini. Citando Paolo Borzacchiello, un autore che ammiro molto, “più cose sai, più libero sei”. Direi quindi che sapere, realmente, chi si è, è sicuramente di aiuto.
Come mai hai scelto di trattare proprio questi temi?
Ripescando il concetto della domanda precedente. Per quanto riguarda la carriera che ho deciso di intraprendere, ho scelto di mostrarmi per ciò che sono al pubblico e il sesso è un pensiero frequente nella mia testa. Viva il sesso e la passione! Grazie e a presto.


