Con la sua prima raccolta poetica “GNA FACCIO PIÙ”, Veronica Evangelisti regala ai lettori uno spaccato di vita raccontato nel dialetto della sua città: Roma. Tra sarcasmo, emozioni autentiche e riflessioni sulla società, l’autrice esplora con talento e ironia quei dettagli che rendono unica la quotidianità.

Un caro saluto a te, Veronica. Quali sono i temi fondamentali della tua raccolta poetica “GNA FACCIO PIÙ”?
Ciao, Gna Faccio più è un contenitore di pensieri rivolti alla società odierna. Un a società che sta cambiando radicalmente, che è annichilita dai social e facilmente gestibile. Una società repressa in cui non mi sento a mio agio.
Quali sono i momenti di maggiore ispirazione, per te?
I miei momenti di ispirazione li trovo quando sono in viaggio, se sono in aereo o in auto, perché riesco ad osservare quello che mi circonda. Comunque, l’ispirazione nasce come un bisogno improvviso, non si può frenare. Magari proprio mentre cucino o sbrigo delle faccende domestiche. Ecco perché ho sempre un taccuino con me o in alternativa scrivo sul cellulare. La maggior parte delle Poesie sono nate così.
Cosa vorresti trasmettere ai tuoi lettori?
Nulla di che, solo gioia e compagnia e un buon ricordo della mia penna.
Senti un legame profondo con la tua città?
Questa è una domanda complicata. Sono nata in via del Corso all’ospedale San Giacomo, ma sono cresciuta in campagna. Per un quarto sono romana di sette generazioni, un vanto nella nostra famiglia, ma sono anche per metà pugliese. Roma è la città che più amo al mondo, anche se non la vivo quotidianamente, e non potrei viverla. Roma è abusata ogni giorno, io che abito in campagna, quando delle volte mi reco in centro, sento l’odore di smog, vedo la spazzatura, i gabbiani in sovrappeso, i turisti che mangiano la carbonara fredda dentro un contenitore di carta. Soffro per Roma e per i romani veri.


