Eccola Greta Caserta, eccola dentro un disco d’esordio dai contorni a pastello e dal potere favolistico. Esce “Oltre”, un’autoproduzione che alterna brani in italiano a brani in inglese: la necessità dell’emozione, l’urgenza del riconoscersi. Per Greta Caserta tutto passa dentro un leggero panno di velluto e di poesia. E mai si piega alle convenzioni del futuro. Tanto classicismo a contorno…

Andare “oltre” è un momento alto per ognuno di noi… per te che significa?
Oltre i confini, oltre i limiti. Oltre ciò che non ci appartiene e in cui siamo immersi da sempre. Avere il coraggio di scrollarsi di dosso tante idee, tanti pensieri che ci impediscono di essere chi davvero siamo.

Domanda profonda: sei andata oltre e ce lo stai raccontando o ti è servito questo disco per farlo?
Sicuramente è grazie alla musica se qualche volta, nella mia vita, sono riuscita e riesco ad andare oltre. È lei che mi spinge oltre, per esempio quando si crea un buon interplay con i musicisti e nasce un’improvvisazione ricca di pathos, quando interpreto una frase in modo diverso, quando le parole cantate acquistano un significato differente e creano immagini nuove nella mia mente.
Credo che la musica, come tutte le tipologie di arte, aiuti a staccarsi dalla razionalità per poter arrivare altrove.

Che poi parli di una “necessità a cui non potevi sottrarti”. Di che tipo di urgenza parliamo?
A volte ho l’urgenza di esprimere quello che sento, ma comunicarlo con le parole non mi basta, mi sembra incompleto, e, spesso, è complicato. A volte una riflessione richiede del tempo per essere elaborata e “tradotta”. La musica mi aiuta a trovare un senso di completezza

Quanto somigli al suono e alla musica che sentiamo? L’artista e la donna… son strade divergenti alle volte…
Somiglio molto alle sonorità che sentite, perchè sono riuscita – grazie all’aiuto di musicisti talentuosi e sensibili – a racchiudere generi che mi rappresentano (dalla musica black al pop) in una formazione che conferisce ai brani sia morbidezza che energia e brillantezza.

La semplicità è un centro nevralgico di questo disco. Allora la domanda te la faccio al contrario: come si riesce ad evitare tutto il suono digitale che permea la produzione di oggi?
Basta seguire i propri gusti musicali, il proprio vissuto, non cercare l’approvazione del grande pubblico e non sentirsi a disagio se non si è al passo con le mode del momento. E, ovviamente, avere accanto musicisti che la pensano allo stesso modo!

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.