Il 23 ottobre a Cagliari nasceva Nanni Loy – nome d’arte di Giovanni – il regista, sceneggiatore, autore televisivo che ha consacrato la sua vita al cinema.
Il suo esordio risale al 1959, quando collabora con Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Renato Salvatori e Claudia Cardinale nel film L’audace colpo dei soliti ignoti; tra gli altri suoi capolavori si ricordino anche Le quattro giornate di Napoli, Detenuto in attesa di giudizio, Signore e signori buonanotte, Café Express, Mi manda Picone, Amici miei atto III, Scugnizzi e Pacco, doppio pacco e controppaccotto, quest’ultimo film manifesta per l’ultima volta l’estro registico di Loy del 1993.
La sua formazione matura negli anni trascorsi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nel 1957 produce Parola di ladro e nel 1964 inizia a dedicarsi ad una trasmissione televisiva denominata Specchio segreto, programma innovativo che decreterà l’inizio del genere della candid camera italiana, col quale Loy riesce a restituire sullo schermo la realtà del Paese. Il successo di Specchio Segreto riecheggia ancora oggi, in quanto diventa promotore di un nuovo modo di fare cinema, all’avanguardia e reale, a contatto con la veridicità del territorio italiano: il regista, infatti, pone domande e richieste ai passanti in giro per le città, catturati in momenti importanti della loro quotidianità così da far trapelare la realtà nei gesti e nelle parole.
Militante del Partito Comunista Italiano e attento osservatore delle dinamiche del mondo, con la sua cinepresa ha indagato la concretezza delle cose, andando oltre i confini della metà attività creativa.
La carriera di Nanni Loy è sempre stata contrassegnata da un importante impegno sociale in difesa del cinema italiano, basti pensare alla sua partecipazione alla manifestazione per il Vietnam, la lotta in difesa di Panagulis, contro il governo golpista greco e contro il decreto governativo che sanciva il controllo totale dell’ente cinema.
Nanni Loy, dunque, è passato alla storia come uno dei registi che ha coniugato creatività e storia per restituire uno spaccato dell’Italia di quegli anni e, anche nei momenti più bui della sua vita, dal ricovero in ospedale al suo ultimo respiro, si è dedicato alla Settimana Arte in maniera pura, nutrendosi di libri, giornali, film e cultura.