Il Libano, paese in ginocchio ormai da tempo, per una povertà sempre crescente a causa della crisi economica che da 4 anni imperversa, teme -a ragione-, l’allargamento della guerra tra Hamas e Israele nei propri territori.
Secondo dati già diffusi in passato dall’Onu, dal 2020, oltre l’80% della popolazione libanese, si troverebbe a vivere sotto la soglia di povertà. Con l’allargamento della guerra medio orientale in Libano, ci si troverebbe ad affrontare conseguenze non solo economiche-politiche devastanti, ma si assisterebbe ad un vero e proprio crollo di questo Paese. La crisi di sicurezza che ne deriverebbe, se solo Israele mettesse in campo un confronto militare contro il Libano, sarebbero devastanti e, come affermato anche dall’ex ministro dell’economia ed ex vice governatore della banca centrale libanese, Nasser Saidi: “La situazione economica e tutti gli indicatori peggioreranno rapidamente a causa della crisi di sicurezza e della guerra che potrebbe estendersi fino al Libano”. Attualmente, le riserve valutarie detenute dalla banca centrale libanese, ammontano 7 miliardi di dollari (con un calo importante, se si considera che nel 2018 erano oltre 30 i miliardi di dollari presenti). Anche Pat Thaker, direttore regionale per il Medio Oriente e l’Africa presso l’Economic Intelligent Unit si è espresso su questa realtà preoccupante, rincarando la dose di preoccupazione e affermando che: “Il paese non potrebbe mai sostenere un confronto militare con Israele, ritardando anche l’ipotesi di ripresa economica del Paese, che sarebbe stata prevista per il prossimo anno. Il libano farebbe così fatica a sostenere le ingenti spese per i danni causati dai danni che la guerra infliggerebbe, da esserne irreparabilmente compromesso”.
