Roma. Dall’autopsia delle tre donne uccise il 17 novembre scorso in via Riboty e via Durazzo emerge che l’omicida ha agito una “esagerata violenza”, si è accanito con ferocia sulle vittime, infliggendo loro decine di coltellate, in vari punti: al collo, al petto, alla schiena e persino alla testa.
All’esito dell’esame autoptico, effettuato dal medico legale del policlinico Gemelli, le ferite sarebbero circa cinquanta. In questi giorni, la Procura sta valutando una serie di ipotesi, nel tentativo di inquadrare in modo adeguato la vicenda, eventualmente individuando precedenti riconducibili all’indagato. Da accertamenti effettuati, emerge una vicenda a carico di Giandavide De Pau, un caso di violenza sessuale e lesioni. Il 15 giugno 2006, in via Fratelli Ruspoli, ai Parioli, il soggetto, allora 36enne, è stato bloccato e arrestato dai carabinieri dopo aver aggredito una ragazza brasiliana di 22 anni. Sembra che l’uomo si fosse introdotto nel suo appartamento fingendosi un idraulico e che la donna, per sfuggirgli, si sia buttata seminuda dal balcone del primo piano, riportando gravi ferite.
Al vaglio anche la possibilità di ricondurre all’indagato alcuni delitti insoluti avvenuti nella Capitale in questi anni. In particolare, l’attenzione degli investigatori si starebbe concentrando sugli omicidi di alcune donne, tra cui Laura Zambani, prostituta 55enne massacrata con un tubo di ferro nel novembre 2009, in via Squillace, vicino Capannelle; una cinese di circa 30 anni, rinvenuta senza vita nel febbraio 2010, in via Pietro Rovetti, a Torpignattara, strangolata e incastrata sotto il suo letto (elemento che, secondo il Corriere della sera, ricorrerebbe in qualche misura anche nei delitti di via Riboty e via Durazzo e che potrebbe, quindi, costituire una peculiare impronta comportamentale dell’aggressore, ma per ora si tratta ovviamente di speculazioni “criminologiche” non riscontrate); una ragazza nigeriana, mai identificata, ripetutamente accoltellata nell’ottobre del 2012 in via Aurelia e gettata in una discarica. Allo scopo, il profilo genetico di De Pau è stato già isolato e verrà posto a confronto con quelli inseriti nella banca dati nazionale.
Per quanto riguarda la possibile premeditazione, gli inquirenti stanno valutando le riprese delle telecamere di videosorveglianza presenti nelle zone dei delitti ed i video recuperati nel cellulare dell’indagato. Nelle prime, il soggetto appare camuffato: a quanto si legge nell’ordinanza del gip, “il soggetto viene ripreso mentre esce dallo stabile (dove vivevano le due vittime cinesi, ndr) alle ore 10.41, ossia poco prima che venga trovato il cadavere della donna sul pianerottolo. E ripercorre a ritroso la strada fatta poco prima.” All’uscita del palazzo, l’uomo, sottolinea il gip, “nonostante il clima non particolarmente freddo di quel giorno, è più coperto rispetto al momento in cui era entrato: ha il capo coperto dal cappuccio nero della felpa, che indossa sotto la giacca di colore azzurro. Sopra il cappuccio della felpa calza uno scalda orecchie. Inoltre, indossa una mascherina sul viso e un paio di occhiali da sole, e cammina con passo veloce con le mani in tasca e sono visibili aloni di macchie sul giubbotto.” Il delitto è già stato commesso e, a quanto si scoprirà in seguito, è stato filmato con il cellulare. I due video recuperati, uno della durata di 14 minuti e mezzo e uno di 42 minuti e 44 secondi, “documentano in maniera incontrovertibile e raccapricciante”, si legge nell’ordinanza con cui il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere dell’indagato, “l’omicidio delle due donne cinesi commesso da Giandavide De Pau dopo aver consumato, con le stesse, rapporti sessuali. Ed aver preteso di rimanere solo con le due donne, mandando via altri clienti.” Secondo tale scenario, l’uomo si sarebbe recato dalle prostitute cinesi con l’obiettivo di ucciderle: lo dimostrerebbe, a quanto riportato dal Messaggero, “innanzitutto la dovizia con la quale ha filmato gli ultimi istanti delle loro vite.”
Come scrive il quotidiano capitolino, citando stralci dalle carte dell’inchiesta: dopo aver ripreso il primo rapporto sessuale avuto con Xiuli Guo, l’uomo “sposta il telefono e s’inquadrano le scarpe che indossa. Dopodiché il telefono viene appoggiato oscurando la telecamera, ma continua ad essere registrato l’audio. E si sente entrare nella stanza l’altra donna cinese, Yan Rong Li.” Anche con lei consuma un rapporto sessuale e poi le chiede: “Ce l’hai una birra, qualcosa da bere, il sakè ce l’hai … ce l’hai qualcosa da bere di alcolico?” Poi, “al minuto 1:09 si sentono rumori e la donna urlare fortemente. Ma il suono giunge come soffocato.” All’udire quelle grida di terrore e di dolore, “entra l’altra donna (Xiuli Guo, ndr) che chiede: ‘Cosa fai a lei?’. Subito dopo si sentono le urla strazianti anche della seconda vittima, che viene aggredita” e fugge aprendo la porta di casa, in cerca dell’aiuto dai vicini. Tenta di fuggire, ma il killer è dietro di lei e le infligge il colpo di grazia. La cinese verrà ritrovata nuda e agonizzante sul pianerottolo. In uno dei filmati presenti nel cellulare, si sente “il suo rantolo finale”.
Queste immagini hanno indotto chi conduce l’inchiesta a ipotizzare che l’indagato possa aver agito proprio con il proposito di filmare il sesso e gli omicidi. Forse, si legge sul Messaggero, allo scopo di vendere il filmato nel dark web, dove sembra siano molto diffusi gli snuff movies, video che riprendono torture e omicidi reali. Il termine “snuff” viene utilizzato per la prima volta, in tale accezione, nel 1971 dallo scrittore Ed Sanders in The Family, corposo libro-inchiesta che ricostruisce la vicenda di Charles Manson e della setta di cui è stato fondatore e leader, sostenendo che i seguaci del culto fossero appunto coinvolti nella realizzazione di tale tipologia di pellicola.
Ipotesi e scenari, quelli fin qui considerati, ancora in fase di analisi e verifica. Attendiamo gli ulteriori sviluppi dell’indagine.