di Luca Marrone

Roma. “Ci sono tanti punti ancora oscuri, bisogna continuare” il lavoro svolto. Così la deputata M5s Stefania Ascari in una conferenza stampa a Montecitorio, nel corso della quale è stata presentata la relazione della commissione bicamerale antimafia relativa alla “Scomparsa e morte presunta di Rossella Corazzin, i fatti accaduti sul lago Trasimeno nell’ottobre del 1985 e i delitti delle coppie nella provincia fiorentina tra il 1974 e il 1985”.

Come già emerso nei mesi scorsi, la commissione ha quindi ipotizzato un collegamento tra la scomparsa della Corazzin, la morte del gastroenterologo Francesco Narducci e i delitti del Mostro di Firenze.

Rossella Corazzin, 17enne che frequentava il liceo classico, è scomparsa il 21 agosto 1975 a Tai di Cadore, nelle montagne del bellunese, dove era in vacanza con i genitori. Francesco Narducci, medico e docente universitario 36enne, appartenente a una delle famiglie più in vista di Perugia, è stato ritrovato senza vita nel lago Trasimeno il 13 ottobre 1985. Le modalità del ritrovamento e le procedure seguite nella circostanza non hanno mancato di suscitare dubbi e perplessità, il corpo recuperato dal lago sembrava peraltro presentare caratteristiche fisiche non compatibili con quelle del medico. Molto dibattuta anche la possibile causa della morte: secondo taluni, sarebbe stata conseguente a un malore, secondo altri l’uomo si sarebbe suicidato e non mancano elementi idonei a giustificare l’ipotesi dell’omicidio e che hanno dato il via a un’indagine.

Posto spesso in correlazione con i delitti del Mostro di Firenze – quattordici o, forse, sedici duplici omicidi commessi tra il 1974 (o il 1968) e il 1985 – il medico perugino era stato all’attenzione degli inquirenti anche prima della sua morte, ma non sembrerebbero emersi dati che possano effettivamente comprovare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda. L’uomo sarebbe anzi risultato all’estero in occasione di almeno uno dei duplici omicidi. Nondimeno, il suo nome ha continuato a essere associato al serial killer che si aggirava per le campagne toscane, con particolare riferimento alla cosiddetta pista esoterica, secondo cui i delitti sarebbero stati commessi per acquisire parti anatomiche femminili che una setta occultistico-satanica avrebbe impiegato in non precisati rituali.

La possibilità che le vicende di Narducci e del Mostro di Firenze si intreccino con la scomparsa della Corazzin è stata prospettata già nel 2018 da Angelo Izzo, uno dei responsabili del delitto del Circeo, secondo cui la giovane, rapita a Tai di Cadore, sarebbe stata stuprata e uccisa nel corso di un rituale satanico proprio nella villa di Narducci sul lago Trasimeno. “Voglio solo togliermi un peso dalla coscienza” aveva esordito Izzo all’epoca, prima di autoaccusarsi, in correità, del rapimento e dello stupro di Rossella, che secondo il suo racconto, sarebbe stata abbordata mentre leggeva su una panchina e poi condotta appunto nella villa di Narducci.

All’epoca, lo scenario e chi lo ha prospettato non sono stati ritenuti credibili e, nell’impossibilità di acquisire riscontri di quanto riferito, il relativo procedimento è stato archiviato. Oggi la commissione parlamentare antimafia ha, invece, ritenuto che le dichiarazioni di Izzo meritino di essere prese in considerazione, perché da esse sembrerebbero emergere, a quanto dichiarato nella conferenza stampa di ieri, “riferimenti che non hanno trovato smentita.” “Premesso che anche a proposito della ricostruzione del presunto delitto in danno di Rossella Corazzin, non si può certo dargli [a Izzo] credito senza riscontri esterni degni di questo nome, i fatti descritti presentano pur sempre la caratteristica di avere avuto, a distanza di molti anni, una qualche spiegazione verosimile, anche se, almeno per ora, totalmente priva di riscontri.” Ascari ha sottolineato che la scomparsa di Rossella, insieme a una “scia di morti” compone “un tragico mosaico collegabile interamente al filone del Mostro.”

“A distanza di tanti anni”, prosegue, “Angelo Izzo ha parlato della sua [di Rossella] morte, in collegamento con il medico perugino Francesco Narducci. Noi abbiamo sviscerato la dichiarazione che ci ha rilasciato al carcere di Velletri. Ovviamente ogni affermazione va verificata punto per punto, ma non possiamo a prescindere dire che non sia credibile, perché la descrizione della casa del Narducci che Izzo fa è attendibile, la descrizione del cimitero a Perugia in cui Izzo sostiene di aver incontrato il medico è comunque lineare. Bisogna verificare ma non possiamo a priori negare, noi abbiamo il dovere di andare avanti, approfondire.”

Ascari continua: “Proprio oggi, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, vorrei ricordare che dietro tutte queste vittime c’è l’accanimento, la misoginia che si è perpetrata nel caso del Mostro di Firenze, le atrocità commesse sulle donne in quanto donne. Ed era dovere ricordare anche che dietro l’orrore di questi omicidi ci sono le famiglie delle vittime, quelli che restano, che sono vittime collaterali di questa violenza implacabile. Noi siamo qui”, ribadisce la deputata, “per dire che non bisogna fermarsi ma bisogna andare avanti, fino a quando le parole verità e giustizia non vengano scritte. Lo dobbiamo alle vittime, che non ci sono più, ai familiari e lo dobbiamo al Paese intero, perché i misteri, le ombre, gli occultamenti, i depistaggi che sono stati fatti su questa vicenda sono aberranti e noi non possiamo tacere.”

L’ex pm Giuliano Mignini, che a suo tempo ha indagato sulla morte di Narducci ed è stato consulente della commissione, durante la conferenza stampa di ieri ha confermato che “la descrizione della villa, dove io sono stato due volte, in cui sarebbe avvenuto il rito di tipo ‘neotemplare’ ai danni della giovane, è piuttosto aderente.” Da qui, anche per lui, “il dovere di approfondire e riprendere un’indagine interrotta per la fine prematura della legislatura.”

Sulla questione è intervenuta anche Mara Corazzin, cugina della giovane donna scomparsa nel 1975 che, nel corso della conferenza stampa, ha detto: “Chiedo a gran voce che il lavoro della commissione antimafia possa continuare perché ciò che ha prodotto è importante. Cercherò, in funzione del lavoro svolto, di chiedere la riapertura delle indagini.” La scomparsa di Rossella “è una ferita aperta che porto avanti da una vita. Avevo perso la speranza, dopo 47 anni e diverse archiviazioni, che si potesse ancora parlare di Rossella come di un caso terribile e insoluto di scomparsa e, aggiungo, di omicidio.”

Non possiamo che auspicare che l’indagine intrapresa approdi, finalmente, a sviluppi significativi. Certo, come è emerso nel corso della conferenza stampa di ieri, al di là della condivisibile necessità, palesata da Ascari, di impegnarsi affinché verità e giustizia vengano infine ristabilite, resta ancora da dimostrare l’asserita e senza dubbio suggestiva correlazione tra la scomparsa di Rossella Corazzin e Francesco Narducci e quella tra il medico perugino e il Mostro di Firenze. Ciò, peraltro, anche a fronte degli sviluppi più recenti dell’indagine sui delitti di quest’ultimo, che sembrerebbero orientarsi su scenari del tutto differenti. Il tempo forse ci dirà se le dichiarazioni di Angelo Izzo, che già in passato i magistrati hanno ritenuto non credibili, siano effettivamente meritevoli di attenzione.

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