Si intitola “Island Tales” il bellissimo disco di Massimiliano Cusumano. In rete il video ufficiale.
Parliamo di Sicilia e la guardiano, la vediamo, la osserviamo attraverso le fotografie sonore di questo meraviglioso disco del chitarrista e compositore Massimiliano Cusumano. Figlio e apolide di questa terra tutta italiana, ma anche terra del mondo che approda alla costa. Pubblica per RadiciMusic questo disco dal titolo “Island Tales” in cui ritroviamo inevitabilmente tutto questo mondo isolano, mondo di frontiera e di orizzonti vicini, dal singolo “Ballarò” con i mercati palermitani e questo video suggestivo diretto da Walter Chiello con la produzione di Manfredi Simonetti, passando per le percussioni tribali di “Afrika” e l’Islam di “Tribal” con queste scale di grandissime scuole. Un ascolto pregiato di lunga storia e di significati davvero antichi.
La Sicilia come assoluta protagonista di questo disco. Un modo per raccontare la tua terra o un modo per raggiungere il resto del mondo?
Credo entrambi. La Sicilia in quanto terra di conquista di Bizantini, Arabi, Normanni e Borboni è una terra unica con una cultura ricchissima. Le melodie presenti in questo lavoro tentano di evocare queste culture che hanno arricchito la storia della mia terra, con il fine ultimo di riconoscere il diverso come un reciproco arricchimento, come la soluzione per un’integrazione vera. Poi essere un “isolano” ti dà l’opportunità di accogliere e di ricevere ma ti concede anche una via preferenziale verso ogni luogo. Mi piace pensare alla mia terra come un porto, quindi come un luogo da dove poter partire o dove poter arrivare.
Parliamo di contaminazione, culturale ed estetica. Quanta ne hai presa ed assorbita per la scrittura di questo lavoro?
Beh, spesso la quotidianità non ci consente di osservare e apprezzare tutto quello che ci circonda. Se doveste, e ve lo auguro, fare una passeggiata per le strade della Sicilia vi rendereste conto in brevissimo tempo di avere attraversato una miriade di culture e paesaggi. Questa straordinaria ricchezza culturale e paesaggistica mi ha aiutato molto, non imponendomi nulla e lasciandomi libero di cogliere le melodie di quest’isola, raccontate da strumenti semplici e puri con qualche incursione intesa proprio come contaminazione.
Il video di “Ballarò” è un bellissimo film che attinge al passato. E del passato che mi dici? Bellissima la figura di un vecchio mercato…
Tutto parte da lì. Ballarò è il più antico tra i mercati della città. Il luogo dove è possibile ascoltare l’abbanniata, il tipico appello dei venditori per attirare a sè, e ai propri affari, la clientela. Trovo nel tipico richiamo del venditore una melodia e una musicalità straordinaria che mi incuriosisce e che mi porta da qualche altra parte, un viaggio che nel disco mi porta a visitare i Balcani, le terre arabe e quindi l’Africa. In questo viaggio non scopro le mie origini ma comprendo da cosa sono stato “contaminato” e quindi “arricchito.” La mia condizione quindi non vuole rappresentare un’evoluzione culturale ma un’integrazione tra le culture.
Ma oggi quel mercato è ancora così?
Credo che rimanga una delle esperienze che vale la pena vivere se ci si ritrova a Palermo. Il mercato, a mio avviso, rappresenta la commistione di elementi di origini eterogenee con il risultato di fondersi in una identità condivisa, la Sicilia. Il fatto che si trovi al centro del Mediterraneo non è solo una posizione geografica ma diventa una connotazione culturale di questa terra. Non riesci a immaginarti in un luogo diverso.


