“La Pubblicità con la P maiuscola” è un libro che racchiude la comunicazione pubblicitaria di Pirelli a partire dagli anni Settanta fino al Duemila. Pubblicato da Corraini Edizioni, è un volume che non può mancare nelle librerie degli appassionati di fotografia, grafica e comunicazione.
Corre l’anno 1978, una pubblicità innovativa e d’impatto inizia a circolare: 140 auto di diverse marche vengono sistemate in modo da formare una grandissima P. Potrebbero sembrare dei modellini e invece no, sono delle vere e proprio automobili, fotografate da un elicottero sulla pista di un aeroporto. È la nascita della campagna “Pneumatici con la P maiuscola”, creata da un’agenzia interna alla stessa azienda Pirelli, la Centro.
Ma questa è solo una delle pubblicità della storica azienda milanese ad avere fatto la storia della grafica in Italia e nel mondo.
La Fondazione Pirelli ne ha raccolte 800 e le ha racchiuse nel libro “La Pubblicità con la P maiuscola”, edito da Corraini Edizioni. In questo volume è possibile trovare informazioni e immagini dagli anni Settanta al Duemila, una sorta di sequel di “Una Musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto”, in cui si parlava della storia dell’azienda durante il primo secolo di vita, ovvero dal 1872 al 1972.
Il volume è stato presentato il 4 luglio a Milano, durante una serata al teatro Franco Parenti a cui ha partecipato anche Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato di Pirelli.
Provera ha affermato “La pubblicità è identità, non è mai la ricerca banale della vendita del prodotto. È cercare di vedere il prodotto all’interno della società, di vedere l’azienda all’interno della società, perché poi il prodotto si evolve se si evolve l’azienda, se si evolvono le persone dell’azienda. E per farlo devono vivere nella società guardando al domani”.
Durante gli anni Settanta, come già accennato, è l’agenzia interna al gruppo Pirelli, Centro, a occuparsi della comunicazione. Negli anni Novanta però l’azienda milanese inizia ad affidarsi ad agenzie internazionali (Young & Rubicam e Armando Testa). I testimonial in questo momento sono le star del cinema e dello sport. Sharon Stone, fresca del successo di Basic Instinct, recita in uno spot diretto dall’olandese Willy van der Vlugt “‘If you ‘re going to drive, drive”.
Nel 1994, la fotografa Annie Liebowitz fotografa Carl Lewis mentre indossa dei tacchi a spillo, mentre lo slogan recita “Power is Nothing without Control”. Sicuramente un tassello importante e indimenticabile all’interno dalla storia delle pubblicità delle aziende italiane. Lo stesso slogan viene associato a Ronaldo, mentre abbraccia aperte come un messia si affaccia sulla Baia di Rio de Janeiro.
“La Pubblicità con la P maiuscola” attraversa quindi la storia della comunicazione visiva, che nel corso di quasi trent’anni da analogica è diventata digitale. Secondo Antonio Calabrò, direttore della Fondazione Pirelli, nonostante questo passaggio “Resta, di fondo, il segno di una cultura d’impresa che insiste su qualità, innovazione, ricerca sofisticata di immagini e linguaggi, attenzione agli aspetti sociali.”.
Calabrò ci dà anche una risposta importante riguardo il successo di queste pubblicità, che ancora oggi restano impresse nella nostra memoria o sono oggetto di studio da parte dei più giovani “La creatività, cercando sempre un punto di vista nuovo sui prodotti e i servizi da raccontare. Un filo di ironia. L’idea che una buona pubblicità deve essere sempre ‘controversal’ e ‘unexpected’: sorprendente e capace di fare discutere. La rappresentazione del cambiamento di abitudini economiche e sociali, culture popolari, riti e miti. La ricerca del senso del tempo e dei suoi valori, come testimonia proprio la sinergia tra ‘potenza’ e ‘controllo’, dunque il senso di responsabilità delle proprie azioni.”.
Certo, per creare delle campagne di successo non è possibile non tenere in considerazione anche il contesto politico-economico in cui vengono realizzate e la storia di Pirelli è lunga quasi un secolo e mezzo.
Da circa un secolo e mezzo è un’azienda all’avanguardia, capace di cogliere i cambiamenti storici e sociali. Ad esempio, negli anni Sessanta non si è lasciata sfuggire i Caroselli; e pochi anni prima il Pirellone, lo storico grattacielo nei pressi della Stazione Centrale di Milano, rifletteva il sogno del boom economico e la potenza finanziaria del capoluogo lombardo.
Oggi Pirelli arriva a noi con dei raffinati Calendari, attraverso gli sponsor di vari sport (Inter, Formula 1, America’s Cup) e iniziative artistiche.
Lo stesso libro “La Pubblicità con la P maiuscola” non è fine a sé stesso poiché è collegato a un sito web, da qui è possibile visualizzare dei materiali interessanti come esecutivi di stampa, pubblicità audiovisive e altri contenuti speciali.
Insomma, la “P” allungata nata a New York nel 1908, per opera di un designer di cui non si conosce il nome, ne ha fatta di strada. E da semplice particolarità della firma di Giovanni Battista Pirelli si è trasformata in sinonimo di avanguardia.


