Intervista a Marco Poliani, chitarrista degli Slabber, band Heavy Metal milanese che si appresta a pubblicare il suo primo album.

Partiamo con la più scontata delle domande: perché Slabber?

Il termine “Slabber” nasce per gioco durante una conversazione di gruppo su WhatsApp, quando ancora eravamo indecisi se continuare a suonare sotto il marchio Rapid Fire oppure se ridare alla band una nuova identità, avendo cambiato il 50% della formazione. La decisione, come ben si può comprendere, cadde sulla seconda scelta.
Ecco dunque che, tra le tante proposte, tra una slabbratura e l’altra, nacque il nostro nome.

SLABBER [Logo]

Come nasce la band? Da chi è composta?

Chi mi segue conosce bene il mio passato.

Il problema è sapere chi mi segue e, soprattuto, sapere qual’è il mio passato.
A fine 2014, per via di divergenze musicali e personali, decisi di sciogliere definitivamente i Rapid Fire che, negli ultimi tempi, viveva nella balia della pigrizia di uno dei suoi componenti…

Come ben si può comprendere, una band è una famiglia e in quanto tale è necessario procede tutti insieme verso l’obiettivo.

O tutti dentro o tutti fuori.
Dunque, quale occasione migliore di questa per non aprire un nuovo capitolo nella carriera artistico / musicale.

“Se non ora, quando?” (direbbe Primo Levi)
Oggi gli Slabber si presentano col minimo essenziale, quanto basta per essere una pura Heavy Metal band.
Quattro musicisti accomunati dalla passione per la musica inedita, niente cover nel loro repertorio e niente rifacimenti.

Niente di tutto ciò.

Solo undici brani inediti nell’album che ascolterete.

Tutto capitanato dal nome Slabber e dai suoi quattro cavalli di battaglia:

Alessandro Bottin: voce
Marco Poliani: chitarra e voce
Francesco Valerio: basso
Marco Maffina: battera.

1

Tanti i generi di Metal che mescolate; quali sono i vostri punti di riferimento?

Ti ringrazio per l’osservazione, prendo e metto in tasca.
Non abbiamo punti di riferimento particolari se non solo un sound che, credo, si differenzi rispetto ad altri.

Lo crediamo fortemente.

A testa alta!

Di cosa trattano i testi delle vostre canzoni?

Spaziamo in più argomenti, ogni canzone il suo.
Per citarne qualcuno, in Unmoved trattiamo il tema dell’indifferenza spirituale tra la religione e la blasfemia, senza prendere alcuna posizione.

Insomma una specie di limbo della coscienza in una società in cui è necessario omologarsi a un (non) credo.
In canzoni come “Riot Day” invece parliamo di rivoluzione popolare, e del perché sia necessaria una scossa sociale.
In “Blood In The Nation”, trattiamo il tema del male, pronto ad uccidere la civiltà umana a ritmo di mitra.
Il tema secondo me più bello è quello di “Hybrid”, brano strumentale 🙂

Come nasce un vostro brano di solito?

I brani nascono tutti allo stesso modo.

Vengono composti al 90% dal sottoscritto nelle parti strumentali, poi, una volta trascritte le parti, li invio ai ragazzi.

Ognuno impara la propria e, infine, in sala prova si sistemano insieme gli arrangiamenti e si affinano le parti.
Riguardo le parti vocali succede più o meno la stessa cosa.

Ad eccezione di alcune volte in cui se ne prende cura in piena attività Alessandro.

Detto tra noi, mi piace da morire quando lo sento cantare con quella carica esplosiva e istrionica che lo contraddistingue – secondo me – rispetto alla media degli altri cantanti.

Per lui la canzone è una questione personale, una sfida tra lui e il demonio…

Si può ancora suonare Metal in Italia?

Partiamo dal presupposto che tutto si puo fare…
La mia risposta è SI’ ma mi riservo il diritto di passare alla domanda successiva.
Cosa ne pensate della scena locale?

Pensiamo ci siano band molto valide nella scena italiana e sarebbe un peccato non dar loro lo spazio di cui necessitano, ma purtroppo…esiste sempre un grande “ma”.
Parlando a nome strettamente personale, ovvero Marco Poliani, penso che il male maggiore sia una non sottovalutabile indifferenza alla musica.

Il pubblico che esiste, se ancora (r)esiste, oggi è più propenso ad ascoltare  per la miliardesima volta ancora la intramontabile cover degli Iron Maiden anziché provare ad ascoltare qualcosa di nuovo.

E’ uno stagno artistico che regna anche nei media e corrisponde alla morte della creatività.

E anche della musica, ovviamente.

State già pianificando un eventuale tour?

Al momento siamo impegnati nella promozione di questo primo disco il cui titolo è “Colostrum”. Se mi chiedi il perché di questo titolo te lo spiego subito: io ed Alessandro siamo diventati papà poco più di due mesi fa, ci è venuto istintivo pensare che i nostri figli avessero bisogno di molto colostro per iniziare il loro cammino.

Ecco, più o meno la stessa cosa vale per gli Slabber.

Un buon augurio insomma.

Per quale gruppo famoso vorreste aprire un concerto?

A me personalmente piacerebbe aprire per gli Slabber.

In alternativa mi accontenterei anche dei Megadeth.
Ciao Dave!

Progetti futuri?

Sì! Ma non posso svelarteli, altrimenti mi ruberebbero l’idea.
Per i curiosi, invito a sintonizzarsi sulle nostre pagine social e seguire gli sviluppi.

 

https://www.facebook.com/slabberband/

https://twitter.com/slabberband

 

Salva

Salva

Salva

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookGoogle Plus

Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.