Di Immacolata Teresa Madarena

Sono trascorsi ben trentasei anni dalla tragedia ma ancora non se ne conosce la verità

 

È il 27 giugno 1980. Alle ore 20:08 il velivolo DC-9 si alza in volo dall’aeroporto di Bologna in direzione Palermo. Tutto sembra procedere con tranquillità, anche gli animi in cabina di comando sembrano abbastanza rilassati. Alle 21:04, però, non si ha alcuna risposta da parte dei piloti alle comunicazioni radio provenienti da Roma. Inizia l’allerta, iniziano le ricerche. Solo alle prime luci dell’alba si ritrovano i primi resti del velivolo di Itavia e i primi corpi inermi nella zona del Tirreno tra Ustica e Ponza. Le vittime si contano in numero di 81, poche, rispetto al totale, le salme strappate al Tirreno.

Sono passati ormai ben trentasei anni, ma la verità è conosciuta solo dal tratto di cielo che ha ospitato in quei tragici momenti il DC-9.

Varie furono le ipotesi, tantissime le pagine scritte dagli inquirenti. Date alcune tracce di C4 e TNT rinvenute su alcuni resti, si ipotizzò lo scoppio di un ordigno a bordo. Difatti, tempo dopo, si tentò di imputare il tutto ad un certo Marco Affatigato, appartenente al NAR (gruppo terrorista neofascista), e di ricollegare il tutto alla successiva strage di Bologna.

Altra ipotesi fu quella dell’abbattimento da parte di un missile o di un velivolo militare straniero. A riguardo, l’ex Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, sostenne che l’abbattimento era da imputare ad un missile francese, lanciato, forse per colpire il presunto passeggero Gheddafi.

La tesi dell’abbattimento non è sostenuta solo da Cossiga. Infatti, sui monti della Sila, in zona Timpa delle Magare, nell’attuale crotonese, in data ufficiale 18 luglio 1980 venne rinvenuto un MiG-23MS dell’Aeronautica militare libica. A tal riguardo ci furono testimonianze di militari, quali il caporale Filippo Di Benedetto, che sostennero di aver sorvegliato il velivolo non da quella data ma dalla fine di giugno. Contro ciò si asserì che il decesso del pilota era stato constatato in data 18 luglio. Da tenere in considerazione, inoltre, che fu ritrovato nella zona della catastrofe un serbatoio militare di fattura statunitense. Sia USA che Francia lo misconobbero.

Si ipotizzò,a partire da una telefonata anonima a “Telefono Giallo”,uno scontro aereo tra forze franco-americane e libiche per colpire Gheddafi,diretto in Unione Sovietica. Tutte le prove sarebbero poi state occultate.

Ci fu, insomma, molto ostruzionismo nella ricerca della verità. Gli inquirenti stessi dichiararono (come riportato dei passi introduttivi del Procedimento Penale Nr. 527/84 A G. I.):

« Il disastro di Ustica ha scatenato, non solo in Italia, processi di deviazione e comunque di inquinamento delle indagini. Gli interessi dietro l’evento e di contrasto di ogni ricerca sono stati tali e tanti e non solo all’interno del Paese, ma specie presso istituzioni di altri Stati, da ostacolare specialmente attraverso l’occultamento delle prove e il lancio di sempre nuove ipotesi – questo con il chiaro intento di soffocare l’inchiesta – il raggiungimento della comprensione dei fatti […] Non può perciò che affermarsi che l’opera di inquinamento è risultata così imponente da non lasciar dubbi sull’ovvia sua finalità: impedire l’accertamento della verità. E che, va pure osservato, non può esserci alcun dubbio sull’esistenza di un legame tra coloro che sono a conoscenza delle cause che provocarono la sciagura ed i soggetti che a vario titolo hanno tentato di inquinare il processo, e sono riusciti nell’intento per anni.»

 

In occasione del trentaseiesimo anniversario, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto un telegramma alla presidente dell’Associazione parenti delle vittime, Daria Bonfietti. In esso asserisce: “La ricorrenza della strage di Ustica – nella quale vennero stroncate le vite di 81 persone (passeggeri ed equipaggio del Dc9 Itavia in volo da Bologna a Palermo precipitato il 27 giugno 1980 nel mar Tirreno, ndr) – rinnova lo strazio dei familiari e il dolore del Paese intero, che non può certo dimenticare quella ferita così profonda nel proprio tessuto sociale e nella storia stessa della Nazione.In questa occasione – prosegue – desidero esprimere all’Associazione parenti delle vittime e a Lei, gentile presidente, la mia vicinanza e il mio sostegno nell’instancabile impegno, che in 36 anni mai è venuto meno, per tenere viva la memoria e per continuare a cercare di gettare piena luce sulla tragedia. E’ una domanda di giustizia quella che le famiglie rappresentano. A questa domanda devono corrispondere, con serietà e dedizione, le istituzioni nazionali e quelle estere chiamate a collaborare, perchè le nostre democrazie si fondano su valori e diritti che non possono sottrarsi al criterio della verità”.

Hanno espresso la loro condivisione della necessità di fare chiarezza sulla vicenda anche Laura Boldrini, Presidente della Camera, e Pietro Grasso, Presidente del Senato.

In occasione della ricorrenza, l’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia Romagna ha autoprodotto il cortometraggio “E’ ora. E’ adesso” (ispirato all’omonima rappresentazione teatrale che inaugurerà la rassegna  “Del teatro, della memoria” il prossimo 29 giugno a Bologna) per chiedere la verità sull’accaduto.

Non è l’unico film prodotto a riguardo. Vi è, infatti, anche “Ustica”,uscito nelle sale lo scorso marzo. Il film è stato diretto da Renzo Martinelli, con un cast composto da: Caterina Murino, Tomas Arana e Marco Leonardi, che interpretano tre personaggi rimasti coinvolti nella tragedia.

Ad ogni modo,esprimiamo la nostra vicinanza a tutti coloro i quali hanno sofferto e soffrono per queste perdite immani, con la speranza che l’ostruzionismo di trentasei anni cessi e si possa giungere,finalmente, alla verità sull’accaduto.

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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