Ecco il ritorno alle scene di Beppe Palomba: si intitola “Il piano B” il nuovissimo disco che esce oggi per Interbeat Records a distanza di circa 40 anni dal suo primo lavoro. Dopo tanta vita vissuta tra arte, radio e televisione ecco l’alternativa e la via di uscita per rinnovarsi.
Rinnovarsi. Rivoluzione. Nuova aria e freschezza. Come tornare ad un “nuovo esordio” così che in una simile avventura si riesce a coniugare a se due aspetti di assoluta ricchezza: l’ispirazione e la maturità. Il suo vero esordio come cantautore (e unica opera musica edita come sua personale) è “a Rosa, a Giovanna e alle altre” uscito nel 1972 una cui ri-edizione si ha nel 1990 e ancora 2004 con il gruppo “Il buon vecchio Charlie”. Oggi il disco di Palomba è un lavoro importante, un lavoro maturo, antico nel sapore, moderno con i suoi pilastri di elettronica, intenso con la sua poesia di chi la vita ha saputo come consumarla (e ancora ha tanto da prenderle e da darle…e questo disco lo dimostra). Sono 14 inediti, sono 14 canzoni nuove, con una voce intensa che ricorda tantissimo le timbriche di Kusminac ma senza quel pregiato fingerstyle di cui Goran è divenuto padrone. Ma Palomba sfoggia invece la semplicità, quella leggera, quella snella, quella di stile e di classe. Dei brani che compongono l’opera sottolineo all’ascolto sicuramente l’apertura affidata “La storia non finisce” e la successiva “Se fossi qui”. Difficile poi sceglierne altre…parliamo di brani tutti degni di nota da non lasciare all’ascolto di superficie, dai giochi di piazza con arie tradizionali come in “Mercoledì” a poesie rubate alla carte e consegnate alle note come “Brucia l’amore” a elettroniche arie percussive dal sapore agrodolce come “India” che in realtà mi riporta ad uno scenario “spagnolo” di milonghe…un disco da non chiudere troppo dietro qualche stupida riga di recensione…qualche consueta e rapida curiosità al maestro Beppe Palomba:
Anche dopo tutti questi anni non è mai troppo tardi per accogliere novità. Sono tratti autobiografici o stai parlando di qualcuno a te vicino?
Sono storie, solo storie che nascono da una frase, un accenno, talvolta già complete di parole e musica. Di autobiografico veramente poco, in questo sono un cantautore atipico, forse più un cantastorie, un pittore di piccoli quadretti che hanno per protagonista il quotidiano o la favola, il mito o l’ordinario.
Un video: ci stai pensando? Se si a quando la pubblicazione?
Al video stiamo lavorando… Credo sia pronto per i primi di luglio. Volutamente semplice ma al tempo stesso significativo.
Tornando in scena dopo tanti anni, che cosa hai trovato di così diverso?
Da un punto di vista tecnico, mille cose diverse, pensa che al mio primo disco si usavano ancora i nastri magnetici… Scherzi a parte, forse c’era maggior attenzione ai contenuti, alla ricerca, oggi mi sembra un po’ tutto appiattito, finalizzato al consenso, all’ascolto facile. Devo dire però che fortunatamente continua ad esistere un pubblico certamente attento, che forse addirittura è più esigente e preparato, ed è il pubblico che amo e che spero di vedere ai miei concerti.



