Ultimi”, è il titolo dell’album d’esordio de Il Geometra.
Dopo aver pubblicato un ep totalmente autoprodotto “La vita è un tutto sommato” (aiutati dalla direzione artistica di Francesco D’Oronzo) contenente 5 canzoni, la formazione umbra è giunta al suo primo full lenght che racconta molte storie differenti accomunate dal tema della sconfitta.
Strano per una formazione che sulla carta si presenta vincente sin dalla prima nota di “Prima dell’Isola”…
Per quanto possa sembrare anche impossibile riescono persino a migliorarsi con “Banco ambrosiano” in cui si scorgono reminescenze di Bert Jansch, grande e compianto chitarrista.
Restiamo Nascosti” è più sullo stile degli Zen Circus, ovvero una perfetta melodia Pop all’italiana con lo sguardo tendente al Rock.
Le Persone Buone” colpisce invece per le liriche iniziali “Le persone buone che incontriamo nella vita sono al massimo sette; e se sottrai i tuoi genitori (quelli non li scegli mica…) ne restano cinque”.
Visione pessimistica della vita?
O forse solo cruda realtà?
A voi la scelta…
Biblioteche Comunali” ha invece il classico tocco chitarristico alla Chet Atkins che ci riporta piacevolmente indietro con gli anni ricordando i periodi più belli della musica mondiale, quelli in cui era ancora possibile essere artisti.
Oggi purtroppo (stavolta sono io il pessimista…) è sempre più difficile trovarsi davanti a un disco di qualità.
Per fortuna ci sono anche formazioni quali Il Geometra che si impegnano a fondo in ciò che fanno e rialzano vertiginosamente la media con brani quali la title track in cui complessità e semplicità si fondono dando vita ad arrangiamenti di natura gradevole.
Infiniti mondi” dà invece una scossa al tutto con un ritmo più accelerato rispetto a quanto ascoltato finora.
Marie Curie” è invece caratterizzata da un incipit alla Ultravox che cambia presto pelle per rinascere in qualcosa che è più simile a Jeff Buckley che alla band di Midge Ure.
Strano vero?
O forse sarebbe il caso di dire “geniale”.
E sia chiaro che non uso il termine con un’accezione negativa come spesso accade per altri musicisti, tanto da venire coniata l’espressione “genio e sregolatezza”.
Ascoltando Il Geometra viene quasi spontaneo riempire la band di complimenti, perché è difficile trovare tanta qualità in un disco d’esordio, dove spesso si commettono anche piccoli errori.
E già in “Francesco non (r)esiste” inizia invece a intravedersi una nuova alba che appare ancor più netta in “Fari spenti” in cui ci si avvicina alla generazione degli anni duemila, quella di gruppi, quali Lo stato sociale ma anche di giovani musicisti quali Simone Agostini e Zapha.
Il duro compito della conclusione è affidato a “Preghiera Rossa” che non avrebbe sfigurato come singolo.
Come sia possibile avere tante idee con una formazione di soli tre elementi (Jacopo Maria Magrini alla voce e alla chitarra, Lorenzo Venanzi al basso e Francesco Bitocchi alla voce, sinth e batterie elettroniche) è un mistero, in quanto era dai tempi dei Nirvana che un trio non osava così tanto.
Bisogna però considerare che erano tempi diversi: il Grunge viveva la sua epoca d’oro mentre oggi invece spopola Adele…
E allora godiamoci “Ultimi” in attesa di una seconda prova da parte di questi tre ragazzi di Foligno.
L’Umbria ancora una volta si scopre essere una fucina di sorprese…
Quale sarà la prossima?

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.