di Valeria Davide
Per me la scrittura, soprattutto la poesia, e’ un’improvvisa esplosione di schegge. Un bisogno impellente come sete d’ arsura. Poi gli scritti si perdono tra le montagne di carta di casa mia. Francesco Magisano
24 luglio di Francesco Magisano
Urla che sembrano
preghiere
Fiamme gelide
e mute che danzano
riti dolorosi
Guardano il cielo
senza raggiungerlo
attraverso nubi alla deriva
nell ‘infinito.
Benvenuto Francesco, avevi omesso il titolo alla tua poesia perché dici che non riesci a dare un titolo ai tuoi versi. Eppure a me piace dare un nome a tutte le cose e sopratutto credo che il titolo racchiuda il nettare dell’espressione poetica; è un indicazione più precisa al messaggio che si vuole trasmettere, infatti spesso mi soffermo molto nella sua scelta perché per me rappresenta il biglietto da visita . Quindi l’ho fatto io . L’ho chiamata 24 luglio per coronare la nostra amicizia poiché mi dicevi di averla composta mentre ci si confrontava in chat sull’arte di scrivere liriche. Grazie della stima. anch’io mi ritrovo nel caos delle montagne di bozze poetiche lasciate un po’ ovunque, perché l’ispirazione talvolta arriva improvvisa e bisogna fermare i pensieri che come dici tu esplodono come schegge, prima che volino via .Splendida lirica Francesco e ti faccio i miei migliori auguri per il concorso a cui partecipa. Parli di urla che sembrano preghiere : lamenti che si innalzano al cielo come fiamme che si muovono nell’aria con un moto arabesco, mentre bruciano cercando di raggiungere il cielo, la libertà di uscire dai tormenti che comprimono il corpo e cercano Il cielo, troppo in alto, irraggiungibile.Quando siamo sopraffatti dal dolore spesso non si sanno tirare fuori le parole, e bruciano nell’anima fino ad esplodere nel pianto,che ci restituisce una sensazione liberatoria seppur momentanea ma esprime il desiderio di svuotare i pesi che affliggono il cuore. Nel pianto siamo leali, siamo veri. Dici ” Guardano il cielo ” e mi confermi il bisogno di innalzare lo spirito dalle miserie umane che ci legano al dolore terreno , a comprendere di più noi stessi e cercare la via nel nostro cuore ,unico indicatore della nostra felicità. La poesia è tutto ciò che eleva dal quotidiano, una fuga verso l’infinito, quello stesso spazio dove i tuoi versi mi trasportano in questa immagine ben descritta. Complimenti Francesco. Grazie di avermi scritto e attendo altre occasioni per commentarti. Ti lascio un messaggio oggi più sentito che mai : Nell’essere positivi si vede l’invisibile, si sente l’intangibile e si realizza l’impossibile
Valeria Davide poetessa- scrittrice


