Ringrazio Valeria Davide, splendida poetessa dallo stile impareggiabile con la quale ho avuto l’onore di scrivere una poesia a quattro mani che potete trovare su Youtube. Clochard è la povertà, la miseria corporale, l’indifferenza. Clochard sono i migranti che qualcuno vorrebbe lasciare al proprio destino. Clochard è il povero che tende la mano e che questa cosiddetta società evoluta evita e disprezza. Clochard è tutto ciò che viene evitato, soppresso, umiliato, abbattuto, ripudiato dai nostri cuori duri, troppo difficili da smacchiare.
CLOCHARD di Roberto de Ponti
Il volto simile a vetro
in mille frammenti spezzato,
cammini lungo binari arrugginiti,
sotto un cielo rabbioso.
Nelle notti agitate e insonni,
quando l’ argine cede
in terra fangosa trasformato,
cerchi territori più sicuri
dove bruciare ceppi fumosi
per riscaldare il cuore.
L’ opulenza vuole ghermirti,
affondando gli artigli
nella tua sfiorita esistenza,
vincendo la resistenza
di difese abbassate,
in vorticosi giri di trottola.
Trattenuto sulla terra
dalla forza di gravità,
il presente filtrato dal passato,
tu sei altrove,
vestito a festa,
libero come rondine,
cuore facile da smacchiare.
Caro Roberto, grazie dei tuoi apprezzamenti sulla mia persona e sopratutto sulla mia poetica, ne sono lusingata. Ho avuto il piacere di conoscerti e di apprezzare le tue liriche sia su Facebook che attraverso il tuo e-book “ChiaroScuro” edito dal Centro Tipografico Livornese. È stata una bella esperienza (nonché un onore per me) aver scritto con te la poesia dal titolo “Bocciolo“, che si può visualizzare su Youtube. Mi hai proposto una poesia dal tema molto toccante che condivido con piacere con gli amici di Poeticando. Hai utilizzato il termine francese “clochard” che significa barbone e di cui purtroppo le strade ne sono sempre più popolate. I clochard sono persone costrette a vivere da randagi e non per uno stile di vita; persone inciampate in situazioni di estremo disagio economico o anche mentale. Ciascuno di loro ha alle spalle una storia di abbandono e di forte sofferenza a cui non ha trovato unico rimedio che rassegnarsi alla vita di strada per passare inosservato scegliendo di essere invisibile. Abitano le stazioni, i parchi, gli androni delle chiese, coperti solo dai cartoni, frugando nei cestini e fumando ciò che resta calpestato dai passanti, a cui non chiede niente. Nei versi “Il volto simile a vetro/in mille frammenti spezzato” descrivi i commenti e la rabbia che parlano attraverso il viso del barbone ridotto a una maschera di dolore che silenziosa nasconde i suoi sentimenti. Una vita- non vita trascinata tra i binari del mondo che prende a schiaffi la sua fragile esistenza tra la polvere e gli sguardi d’indignazione che gli scivolano su quel che resta del cappotto. Leggo tra le righe di “Trattenuto sulla terra/dalla forza di gravità, /il presente filtrato dal passato/ tu sei altrove/” la resa, la morte di quella vita che resta attirata al suolo solo per inerzia, mentre l’anima già è spirito che non dimora più in quella carcassa trascinata faticosamente nei suoi grigi giorni: egli è altrove, dove può urlare la propria dignità. Bellissima Roberto. Talvolta penso che basterebbe così poco per regalare una vita diversa a questi fratelli persi nel buio della loro “notte” e invece gli si passa accanto indifferenti spendendo per loro solo sguardi di pietà. Purtroppo anche l’attenzione delle istituzioni è molto spesso superficiale o ridotta a pochi momenti dell’anno ritenuti rigidi per la loro sopravvivenza, così si adoperano per il loro sostegno parrocchie, comuni o volontari della Croce Rossa spesso al tracollo per mancanza di risorse.Muoiono in strada, nel silenzio delle nostre coscienze. Ciao Roberto e nel ringraziarti per la scelta di questa rubrica ti lascio un verso della mia poesia “Randagio” contenuta nel mio e-book “Sono Solo IO”: “Senti solo il tanfo della sua miseria /che non cerca il sorriso della tua moneta/ ma quello della sua dignità.”
Valeria Davide- poetessa
Per scrivere a Poeticando : valeriana73@hotmail.it


