Oggi è un giorno diverso dagli altri. Oggi è il giorno in cui migliaia di uomini e donne in tutto il mondo stanno commemorando i giornalisti della redazione di ‘Charlie Hebdo‘, l’ormai noto giornale satirico francese, morti nell’attentato di pochi giorni fa ad opera di alcuni uomini appartenenti -secondo le ultime notizie- all’ISIS.
In questi giorni ho visto innumerevoli frasi ad effetto e grandi proclama da parte di gente che non ha contezza di cosa sia la libertà di stampa e che, anche abbastanza ipocritamente, ha commemorato i coraggiosi vignettisti e articolisti parigini. Non siete tutti Charlie. No, non lo siete e non lo siamo. Non è così perché ancora, in questo come in altri Paesi, è difficile togliersi di dosso il velo d’ignoranza che tira giù tutti coloro che hanno voglia di respirare il fresco profumo di libertà, anziché quel tanfo fatto di uccisioni e censure. E le censure non sono solo legate alle uccisioni, e viceversa…
Non siamo tutti Charlie perché, in fin dei conti, quasi nessuno si è concentrato sul fatto che esista un altro Islam, fratelli e sorelle (e sono la maggior parte) che condannano a testa alta quanto accaduto a Parigi. Esiste un altro Islam che è morto quel giorno, nella persona di Ahmed, poliziotto musulmano a difesa della redazione di ‘Charlie Hebdo‘ che è morto quello stesso giorno per difendere la libertà.
Ma esiste, ed è ahimè pressante, un grande porzione di mondo che sta iniziando a giustificare azioni repressive e guerre di vendetta che porteranno altri figli di questa terra a morire per un ideale feticcio, mai giustificato e mai propugnato da alcuna religione. Religione. Quella parola che, almeno a me così hanno insegnato, viene da “re-ligo” ovvero “lego insieme, più forte“. Non certo “divido” o “vendico” o peggio ancora “uccido liberamente”.
La libertà, quella vera, è data dal coraggio di scrivere ogni giorno una storia di unione, nonostante quanto accade per dividerci; quando sarà passata l’onda della “notizia choc” che in tanti stanno cavalcando selvaggiamente, come avvoltoi che volteggiano sui corpi delle vittime di ogni strage, spero solo che si possa iniziare a ricostruire un percorso di pace che sia capace di relegare in un angolo simili gesti inumani.
La speranza di rinascere e di ricostruire, oggi, è la cosa più importante che dobbiamo conservare nei nostri cuori, poiché -con le parole di Gandhi- “non può stringersi una mano in segno di pace, se si tiene chiuso il pugno!“.
Se volete davvero “essere Charlie” al di là della mera retorica, scrivete ogni giorno questa storia!

