E’ un cantastorie che ci prende per mano e ci accompagna nel suo regno di lupi mannari, deliri biblici e nottate metropolitane. Alessandro Mannarino, istrione eclettico e vagamente eretico,  voce che graffia, 12 elementi d’“orchestra”: semplicemente, racconta.  Di storie oniriche, sensuali e surreali. Di paure e di magia. Di zingari ubriachi, di animali innamorati e di una disperata, ma ricca, umanità, sullo sfondo di scenografie artigianali da  mozzare il fiato.

Il suo “Al monte live” si è appena concluso dopo aver riempito i teatri di Torino (11 novembre), Firenze (17 novembre), Bologna (18), Roma (20), Milano (30) e infine Padova (6 dicembre). Un grosso successo per il cantautore romano, che ha ammesso durante l’ultimo concerto le difficoltà di affermarsi anche al centro-nord, negli anni passati, e nell’ultimo tour invece brillantemente superate. Lo testimoniano con onore i teatri sovraffollati e i giovani esplosivi, pronti a ballare sotto il palco e trattenuti a stento, sulle sedie, dalla sicurezza.

Mannarino perde definitivamente lo status di fenomeno locale, come se non bastassero gli oltre 170.000 fan su Facebook e quasi 50.000 di Twitter , le oltre 40.000 copie vendute con i primi due album, Bar della rabbiaeSuper santos, e i premi Gaber, Siae e Pimi 2014 come miglior artista indipendente dell’anno.

E’ una nuova promessa quella che il 35enne fa alla musica italiana, di ripartire proprio dalle sue origini popolari, per mischiarsi col nuovo che avanza, dagli elementi gitani, balcanici a una fanta-attualità che ci trascina fino a  Rebibbia.

Che dire, stasera spegnete Spotify e volate a Roma. Direzione: Circo Massimo, 21.30.

Con un augurio e un invito per un buon 2015

 

Puoi cambiare camicia se ne hai voglia 

E se hai fiducia puoi cambiare scarpe… 

Se hai scarpe nuove puoi cambiare strada 

E cambiando strada puoi cambiare idee 

E con le idee puoi cambiare il mondo… 

Ma il mondo non cambia spesso 

Allora la tua vera rivoluzione sarà cambiare te stesso
(Da Vivere la vita)

Francesca Dainese

Recentemente esodata dal plotone delle Cenerentole per approdare alla sempreverde Bridget Jones, mi trovo a 24 anni assicuratrice in erba e laureanda in lettere di destino incerto. Per campare sto cercando di elaborare una teoria sistemica complessa che concili Leopardi e l’ottimismo, la letteratura della migrazione con un Dottorato a Parigi, i dolci e una linea perfetta… ma soprattutto che dia torto a Zenone: almeno nella realtà aumentata della scrittura, Achille vinca sulla tartaruga e io sul tempo che costantemente rincorro.

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Di Francesca Dainese

Recentemente esodata dal plotone delle Cenerentole per approdare alla sempreverde Bridget Jones, mi trovo a 24 anni assicuratrice in erba e laureanda in lettere di destino incerto. Per campare sto cercando di elaborare una teoria sistemica complessa che concili Leopardi e l’ottimismo, la letteratura della migrazione con un Dottorato a Parigi, i dolci e una linea perfetta… ma soprattutto che dia torto a Zenone: almeno nella realtà aumentata della scrittura, Achille vinca sulla tartaruga e io sul tempo che costantemente rincorro.