“Per fortuna che mia moglie era incinta, altrimenti a quest’ora non saprei davvero dove dormiremmo”. Queste le parole di Marco, di professione muratore quando “capita qualche lavoretto”, altrimenti disoccupato, che spiega quanto sia dura per lui e sua moglie vivere in una casa in cui si è tutti i giorni a rischio di esser sbattuti fuori. “ Viviamo una situazione di disagio perché ogni volta che ci allontaniamo di casa abbiamo sempre timore di trovare qualcun altro al posto nostro. Sono ormai circa tre anni che stiamo qui, in questa casa in zona Fidene, ma la domanda l’avevo fatta già una decina di anni fa. Le liste di attesa per l’assegnazione di una casa popolare sono lunghe, infinite, mia moglie era incinta, avevo perso il lavoro e davvero non sapevamo come tirare avanti”. Marco con moglie e figlio vivono in una palazzina di appartamenti tutti occupati da famiglie come loro, in uno status di precarietà. “ Un giorno le forze dell’ordine ci suonarono alla porta… volevano solo che ce ne andassimo – continua Marco – ma fortunatamente una donna in evidente stato di gravidanza non può essere toccata. E così, coscienti della realtà, se ne andarono”.

Tante famiglie si chiedono perché debbano vedere compromessa la propria libertà di vivere serenamente. Non arrivare a fine mese,  non avere la possibilità di pagare l’asilo nido per il proprio bambino,  non essere in possesso dei requisiti per richiedere un mutuo: queste le loro uniche “colpe”.

A Roma, tra i numerosi casi di emergenza abitativa, lo sfratto esecutivo è un fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio. Le proteste si fanno sentire nelle forme più disparate: da chi si arrampica sulle impalcature, a chi lancia bombe carta per opporsi agli sgomberi forzati di intere palazzine. L’obiettivo è sempre lo stesso: impedire che intere famiglie possano trovarsi senza un tetto, facendo principalmente pagare le conseguenze di tale precarietà ai minori, quando presenti.

La drammatica questione è stata affrontata lunedi 10 novembre nel corso della trasmissione “Diritto di cronaca” su Teleromauno, condotta da Giovanni Lucifora, in cui sono intervenuti il Presidente Unione Inquilini, Massimo Pasquini ed una occupante, Diana Rosca, per spiegare più da vicino il problema di chi vive il disagio legato alla casa. “Abbiamo ogni anno 8000 famiglie che hanno una sentenza di sfratto, altre 2500 che vengono buttate fuori casa dall’intervento della forza pubblica… – rende noto Pasquini -. Il problema è che noi continuiamo a fare piani casa aderenti al fabbisogno dei proprietari delle aree, dei costruttori, più che al fabbisogno reale…” . Secondo Pasquini, dunque, occorrerebbe mettere in atto un piano regolatore sull’esistente.

Anche Diana Rosca, occupante, dice la sua. “Ho fatto domanda al Comune nel 1999, ma non ho mai ricevuto neanche una risposta. Ora io, mio marito e i nostri due figli, minori, viviamo senza acqua calda e senza gas, ma non ci lamentiamo troppo, abbiamo passato momenti peggiori. La nostra precedente casa si è allagata ben sei volte, sono entrati i topi… Vivevamo a tre metri di profondità e si può solo immaginare che vita potesse essere”.

Nel corso della puntata è andato in onda il trailer tratto dal docu-film “Casa Nostra” (2014) di Livia Parisi, giornalista, che ha riscontrato un enorme successo in numerose città d’ Italia. Immagini realistiche di persone riprese a metà volto, vittime di sfratti. “ Abbiamo venduto anche l’oro per pagare l’affitto…” – spiega una donna ripresa nel video –. “La situazione è questa, non si può occupare e gli sgomberi sono imminenti” – aggiunge un’altra intervistata.

I numeri sono impressionanti: se da un lato Roma conta circa 100mila persone in emergenza abitativa, cioè senza casa, dall’altro si tratta del Comune con il più alto numero di case sfitte o invendute d’Italia (circa 50mila). Che dietro tutto ciò ci sia un’incapacità di resistere agli appetiti dei costruttori, lasciati liberi di cementificare proprietà che restano poi invendute o sfitte, perché troppo costose, e acquistate successivamente dal Comune? Eppure, stando alla voce del popolo sembrerebbe che le istituzioni … stiano a guardare.