di Simone Dei Pieri

Nelle scorse settimane qualcuno tra coloro che hanno letto i pezzi della rubrica “Politica con la ‘p’ minuscola” li ha additati come ‘troppo diretti, che attaccano tutti indiscriminatamente’; ho cercato quindi di non ripetere il copione anche stavolta e di analizzare qualcosa di nuovo. O meglio, qualcuno di nuovo.

Ma a voler ben cercare, non me la sono sentita di dar tutta la colpa ai professionisti della politica, in fondo guardando indietro a 30 anni fa, con un po’ di “nostalgia” mi rendo conto che saremmo qui a parlare di DC, PCI, MSI ovvero idee (o ideologie?) e strutture ben definite: c’erano il centro, la sinistra e la destra di quegl’anni, che non erano quelli che abbiamo ora, quel nulla, quel vuoto pneumatico della politica italiana di cui tanto lamentiamo la presenza. E dire che non si trattava di una situazione semplice.

Una breve analisi apre gli occhi su uno scenario caotico, dov’erano presenti più di cinque partiti ‘rilevanti’ alcuni dei quali (vedasi PCI e MSI) erano ideologicamente ostili alla forma stessa di Stato all’interno della quale si trovavano a dover operare -i cosiddetti partiti “antisistema”- ma che rappresentavano comunque le uniche alternative al centro, pur se di estremismi si parla. Il centro, con percentuali che toccavano il 40%, era occupato dalla Democrazia Cristiana e ciò portava ad una tendenza centrifuga dei partiti, che paradossalmente guadagnavano consensi estremizzando le posizioni piuttosto che moderandole, arrivando difficilmente ad un dialogo politico con le altre parti.

Cos’è cambiato oggi? La serietà, forse. Nell’Italia del XXI secolo, nella nostra Repubblica ‘social’ e ‘new age’ si è perso il contatto con la realtà del Paese e ci si è persi nei meandri di Facebook e Twitter; ci son leader politici che si rivoltano nella tomba quando sentono che “il partito è salito nei sondaggi, infatti ha 1.000 Mi Piace in più su Facebook e conta il doppio di followers su Twitter”… ma che vuol dire? Spiegatemelo!

Prima c’era più aggressività, si picchiavano in Parlamento perché ci si credeva davvero, ci si riversava in piazza per il diritto al voto, si protestava e si alzava la voce: adesso se ci si alza dal divano, ci si riversa sul divano e si litiga per commenti e sms.

Avete mai visto due che litigano seriamente per sms? No? Neanch’io! Come si fa?

Tiratevi addosso i cellulari, almeno!

Anche i leader dei partiti -maggioranza o opposizione che sia- fanno ridere: non si vede più uno stacco tra un’idea e un’altra, tutto e il contrario di tutto, una foschia indefinita senza differenze rilevanti. Rilasciano dichiarazioni che sembrano una supercazzola con pernacchia annessa.

Voglio essere brutale, ma diciamocelo chiaramente: i politici di ora non riescono più nemmeno a rubare!

Prima non se ne accorgeva nessuno e quando se ne accorgeva qualcuno pronti subito lì a dire che “erano per il partito!”, quasi a voler giustificare quell’atto tanto turpe per un rappresentante delle istituzioni, ma per il partito si poteva, in quanto espressione di un ideale valido e concreto. Il partito era il partito, e tanto piacere!

Qualcosa che andava oltre il denaro, ma che di denaro aveva bisogno, sicuramente lontano dalle ruberie di bassa lega di cui discutiamo ogni giorno…

Alla Camera e al Senato c’è gente che si fa rimborsare le caramelle Goleador: io a 10 anni me le facevo dare al posto del resto quando mi mandavano a comprare qualcosa!

Con tutti i rimborsi per le mangiate, s’è pure alzata la percentuale di doppi-menti presenti in Parlamento, qualche anno fa non era così, ce n’erano di meno, ve lo giuro; il doppio-mento di ora non è ‘massa grassa’ ma ego… ha preso una posizione autonoma tra il petto e la testa e s’è infilato lì sul collo. Probabilmente per taluni è un elemento autonomo e senziente che dà pure direttive politiche, tanto per ciò che c’è tanto peggio non può andare.

Insomma, noi a vent’anni ci siamo ritrovati a dover quasi rimpiangere politici che hanno dato i natali alla nazione Italia, ma probabilmente siamo più interessati alla nazionale italiana, ragion per cui deleghiamo ad altri dei poteri di estrema importanza, con il rischio di veder ristrette libertà (come quella di voto) che sono stati guadagnati con anni di lotte.

E no, per ‘lotte’ non si intende rimuovere qualcuno dagli amici.

Con le parole di George Carlin “la classe politica è la massima espressione della società”, che a dirla in maniera semplice vuol dire che un po’ ce la siamo cercata, e se questa è la classe politica, in fondo noi siamo anche peggio.

C’è un modo per cambiare tutto ciò, e com’è vero che bisogna toccare il fondo per risalire, è anche vero che noi quel fondo lo abbiamo già toccato e ora dobbiamo solo puntare sulla spinta che i giovani daranno per ripartire.

E arrivederci alla Prima Repubblica!

Simone Dei Pieri

Simone Dei Pieri. Classe '93. Si parla di quel che si può, semplicemente.

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