“I vecchi già lo sanno il perché,
e anche gli alberghi tristi,
che il troppo è per poco e non basta ancora
ed è una volta sola.

E ancora proteggi la grazia del mio cuore
adesso e per quando tornerà l’incanto.
L’incanto di te…
di te vicino a me.”

Ovunque proteggi – Vinicio Capossela

Non avresti potuto dirlo meglio. Persino io avrei usato altre parole, più ricercate e inutili.

Non cercavo niente, volevo solo sputarti addosso menzogne infinite e riprendere in mano la mia vita senza di te. Avevo voglia di scendere in strada e urlare al primo sconosciuto i miei stupidi drammi, incurante del caos cittadino, delle scarpette eleganti per la cena di tuo padre, delle inutili risatine di tua madre. Guardavo la tua faccia, avevo una gran voglia di prendere a morsi quel tuo naso brutto, ingoiarlo e domandarmi poi “Fa davvero così paura questa vita piccola senza il suo assenso in ogni cosa?” e forse sì, mi spaventava un po’. Ma uno sconosciuto qualunque che ne sa di me e delle mie repulsioni alla vita, delle mie minacce per tornare a respirare, delle tue continue domande insensate. Mando giù un pezzo di te alla volta, il cuore pompa più lentamente, ho un corpo che non mi appartiene e che è pieno di rifiuti mai esternati, ti picchio e non sento nulla, un corpo muto che si piega alla mia volontà, galleggia in un mare di solitudine. E’ straziante vederti muovere un passo dopo l’altro, riparo i miei occhi con le mani, non voglio sapere nulla della tua vita senza di me. Non avrebbe senso lasciarsi odiare per poi restare ancora ferma qui.
Che ne sarà di me?
La tua mano è la stessa da milioni e milioni di istanti infiniti. Posso scappare o restare, non c’è alcuna differenza. Giuro di non averne motivo e invece ce ne sono una dozzina di parecchio impegnativi. Uno su tutti mi allarma più degli altri. Faccio attenzione a non darti motivo di domandarmi nulla. Ma è chiaro a tutti e due. In un attimo la mia esistenza si è trasformata, plasmata chissà come dalle tue belle mani.
«Sai che potrei andar via»
«Lo so bene, sì»
Gli occhi mi si impigliano continuamente sulla sua bocca sgualcita. Potrei andar via, è vero. Lo farei prestissimo se non mi importasse di questo posto buio, vivo solo grazie al suo respiro debole. Cosa continuo a ripetermi da giorni? Ovunque andrai, ovunque… Sarà come restare sulla terra ferma senza aver mai viaggiato davvero. Forse è esattamente quello che voglio.
«C’è un grande prato lì in fondo, sai? Nessuno se n’è mai veramente preso cura. Marcisce nell’indifferenza da decenni. Eppure è il luogo più ospitale nel quale io abbia mai potuto trovare rifugio. Quando sei arrivata ti ho visto in uno squarcio tra i fili d’erba e ho pensato che non potesse esserci verità più bella di te su questa terra. Sarò retorico e alla ricerca di guai, ma ho una voce nel petto che urla pietà. Non ho bisogno che tu mi salvi. Puoi salire su quella nave in cinque minuti esatti e sarà come se io non avessi mai alzato la testa da quel prato. Non ho bisogno della tua carità, non mendico amore in cambio di bugie. Non cerco nulla, ti sia ben chiaro. Non ti pregherò affatto, va’ via se vuoi, sparisci e ritorna nel tuo mondo. Quel prato non verrà via con te. Avrò qualcosa a cui aggrapparmi anche dopo, quando tu non ci sarai più. Prenderò i tuoi occhi e cercherò di scaraventarli sul pavimento, solo per dimenticarne il colore, solo per non avere più paura che possano ritornarmi sulla faccia e diventare ancora parte di me. Non ci sarà un futuro per te qua dentro, non lascerò che il tuo ricordo cancelli il mio per sempre».
Lo guardo respirare a fatica, è il suo modo di ritornare in superficie per riprendersi la vita che ho rubato di nascosto. Lo guardo accucciarsi nel passato, senza timore di ritornare quello che non conoscevo, uno come tanti… Ritorna quello di sempre, l’uomo che c’era prima di me, nascosto tra mille fili d’erba, con le mani sotto la nuca a riscaldare i ricordi più belli.

Avrei voluto parlare anche allora, quando ne sarei stata capace. Ma non dissi nulla. Sentivo che lui capiva, perché a volte ci si capisce anche senza parlare.

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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Di Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".