di Vincenzo Sfirro

A volte un mal di testa, un pensiero ossessivo o un sogno ricorrente potrebbero non essere solo le semplici conseguenze dello stress, di un forte desiderio cui aspiriamo o di un messaggio mandatoci dal nostro inconscio.
A volte questi malori potrebbero essere il risultato di un malocchio.
Non solo secondo le antiche credenze popolari, ma anche secondo la mentalità dei latini, la sola azione del guardare intensamente una persona e, spinti da un desiderio di invidia, augurargli delle sciagure con la forza del pensiero, poteva provocare degli stati di malore nella vittima, questi andavano, appunto, dal semplice mal di testa, inguaribile con i rimedi della medicina scientifica, allo sviluppo di pensieri ossessivi, fino alla caduta in uno stato di insonnia dovuto a incubi ricorrenti.
Invidiare, infatti, significa gettare uno sguardo malvagio verso qualcuno, ma, non sono in pochi a credere che, a volte, quello sguardo possa avere dei tangibili effetti negativi, sia fisici che psicologici, sulla persona che lo riceve; è in questa circostanza che si parla di malocchio, il quale, stando alle spiegazioni degli esperti in materia, può essere anche generato inconsapevolmente: cioè chi invidia, non lo fa sempre allo scopo di nuocere e causare un reale malore all’invidiato.
D’altra parte alla vittima, una volta constatata l’inutilità della medicina nella cura del proprio dolore, non spetterebbe altro che prendere coscienza del proprio stato di malattia atipica e ricorrere ai rimedi custoditi dalla memoria, dalla cultura e dalla superstizione popolari.
Religione e superstizione sconfinavano dai propri limiti e si fondevano in formule e rituali allo scopo di liberare dal male la vittima di uno sguardo invidioso: “malocchio, malocchio e contro-malocchio, ti strappo da me e ti ributto nel suo occhio!” Segni di croce, olio e invocazioni di formule e figure di santi avrebbero, non solo garantito il successo della cura, ma anche permesso di individuare con una certa precisione (non sempre infatti era possibile risalire a una persona ben precisa, ma, a seconda dei riti e delle tradizioni, era possibile capire se si trattasse di una donna, di un uomo, di una persona vicina, ecc.) la persona da cui il malocchio sarebbe stato lanciato.
Nel caso specifico della cura di questo particolare stato di malattia è possibile notare, con la stessa attenzione e curiosità che colpirono Levi, nella sua esperienza di confino a Gagliano, descritta nel “Cristo si è fermato a Eboli”, come nel substrato delle tradizioni e della cultura popolare non esiste confine preciso e netto tra religione e superstizione. È un esempio, appunto, la cura del malocchio: un metodo di guarigione di tipo superstizioso, operato chiedendo l’intercessione dei santi religiosi.

 

Redazione

Inserito dai Redattori di "Vento nuovo". Quotidiano di informazione, cultura, innovazione, economia, arte, fashion, gossip, sport, fondato a Roma nel 2009 ( n. 43/2010)

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