di Lucy Gemma

«A che punto eravamo del giorno?
Tutto è svanito attorno…
Chi ha inciso la mia pelle delle sue parole?
Chi si è portato il buio e non mi lascia ancora?
Un punto giallo ora trema, rapida luce di treno
Serpente di lucciole in corsa,
così nella notte tra i continenti corre il pensiero di te
Dove saranno gli occhi tuoi quando si chiuderanno i miei?»
Lanterne rosse – Vinicio Capossela

«Brian»
Quel bambino dispettoso si gira una volta soltanto e mi penetra l’animo con i suoi occhioni grigi.
Come potrò dimenticare tutto?
Ha gli occhi perfettamente asciutti e consapevoli. Ma allora perché io ricordo solo due pozzanghere profonde piene di odio? Ogni tassello di rassegnazione era ben distribuito lungo il suo corpo. Alzava una mano per scaraventarla su se stesso e io lo pregavo di smettere, perché a farsi male era fin troppo bendisposto. Poi spariva lungo il corridoio, il nero delle pareti se lo risucchiava tutto e non restava altro che il suo profumo innamorato di me. Se solo sapesse quanto l’ho aspettato. Mi tormentavo i pensieri davanti allo specchio e non ne venivo a capo mai.
Chiudevo gli occhi e mi pareva di averlo sempre davanti. Bello e incazzato. Potrei andarmene adesso, nessuno si accorgerebbe di me e lui non opporrebbe resistenza, non lo saprebbe mai. Ma poi gliel’ho detto? Gliel’ho detto quanto lo amo? Non ricordo più. Forse gliel’ho sputato addosso senza misericordia come al solito, con gli occhi imbruttiti di mancanze feroci e un sorriso sporco di baci malati e senza tempo.
Lui, probabilmente, l’ha subito dimenticato. Cosa fu allora per noi l’amore? Non lo so. Credo di avergli detto addio mentre parlavamo del futuro, atterriti in mezzo alle grandi parole speranzose. Mi accorsi tardi di averlo amato come se l’avessi già perso. Sentivo di pesargli come un amore morto da tempo. Accadde tutto senza ferocia in un momento indefinito della mia vita. La preda era già a terra senza vita e non fu difficile per me dimenticarla lì e passare oltre.
Non so cosa mi spingesse a volerlo accanto sempre, mi avvicinavo a lui come a un animale infetto e lo baciavo sapendo che l’infezione avrebbe preso anche me, mi avrebbe trascinato nel suo mondo sporco e infido. Eravamo uguali, forse per questo temevo di amarlo: non potevo smettere di avere paura.
L’ho scortato fino alla stazione senza fiato. Ho osservato una ragazza prendergli il viso tra le mani e l’ho capito. Eravamo già una fotografia vecchia e ingiallita. E’ forse per questo che l’ho seguito. Per offenderlo ancora una volta con i miei occhi beffardi e per ricordare a me stessa quell’amore nella notte, solo, infreddolito, con gli occhi scaraventati sull’asfalto. Sentii il cuore maltrattarmi il petto, lo ascoltai urlare parole roventi e incomprensibili, mi lasciai distruggere senza aprire bocca, non mossi un dito mentre il petto diventava un grande buco nero senza fondo, vuoto e freddo come quella vecchia stazione. Sputai via quell’amore insano e bellissimo. Tirai fuori quella carie dolorosa che mai nessuno avrebbe saputo curare meglio di lui. Era un amore a caso nel mondo, un amore spaurito sul fondo del destino.

Lucy Gemma

Lettrice ossessivo-compulsiva alla ricerca della felicità e degli spazi in cui stipare i miei milioni di libri. Sognatrice incallita e bisbetica musona, vivo circondata da post it, mi commuovo su un accordo di re minore e passo ore a confidarmi col mio pianoforte che grazie al cielo non può rispondere. Sogno di poter vivere scrivendo libri e regalando attimi di inesplorate emozioni al mondo. Autrice di "Per un grammo di gioia" e "Volevo fare la scrittrice ma poi sono guarita".

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