di Gianluca Fabi

Stato e mafia. Stato e antistato o due entità che interagiscono tra loro spartendosi il territorio? La risposta dipende dai punti di vista e quello del giornalista Marco Travaglio è noto a tutti perché l’ha sempre espresso con chiarezza nei suoi articoli, nei suoi monologhi televisivi, a teatro e con i suoi libri. L’ultimo, dal titolo “E’ stato la mafia” ha la caratteristica di essere accompagnato da un dvd con la registrazione dell’omonimo spettacolo teatrale con protagonisti lo stesso Travaglio e l’attrice Isabella Ferrari.

Ventonuovo ha potuto rivolgere qualche domanda al giornalista:

Il libro è scritto seguendo il corso di una cronologia di date, proprio per far capire che questi sono i fatti e ognuno si farà la sua opinione, perché l’ha diviso in questo modo?

Ho deciso di essere molto semplice, asettico, perché il modo migliore per non far capire ai cittadini cosa è accaduto, è fare confusione.

Anche perché i fatti sono molti e anche complessi?

Si è vero, ma se illustrati filologicamente è tutto chiaro. Spesso i media su questo tema dicono ai cittadini che il quadro è confuso, difficile e complicato, ma le chiacchiere stanno zero, vediamo quello che è successo, cosa sappiamo.

Che cosa sappiamo?

Nel 1992, mentre lo Stato fingeva di piangere i suoi morti, sottobanco trattava con la mafia, cioè con gli autori di quelle stragi. Mentre i mafiosi mettevano le bombe, uccidevano i magistrati, gli uomini della scorta e cittadini normali, lo Stato stringeva quelle mani insanguinate, all’insaputa dei cittadini, mettendosi sotto ricatto permanente di cosa nostra.

In teoria non è un reato?

A me, come cittadino e giornalista, non interessa sapere se è un reato, questo lo accerterà il processo, ma io voglio che la gente sappia che negoziando con la mafia, si rafforza la criminalità organizzata, aumenta l’illegalità, lo stato perde e i cittadini pagano.

Il termine trattativa è stato spesso utilizzato nel dibattito sul rapimento di Aldo Moro. In quel caso c’era chi sosteneva e ancora oggi lo ripete, che la trattativa avrebbe salvato la vita allo statista democristiano. Tutto questo a sostegno della tesi che lo Stato in alcuni casi ha il dovere di instaurare una trattativa. Che ne pensa  di questo ragionamento?

Nel caso Moro la trattativa la invocavano le brigate rosse, Craxi e Pannella. Fortunatamente, dal mio punto di vista, prevalse la linea intransigente, perché fare diversamente, significava calpestare le bare delle vittime di via Fani e soprattutto perché esiste un principio riconosciuto in tutte le democrazie, quello che stabilisce che se tu cedi a un ricatto e ti metti a trattare con dei criminali, li legittimi, quindi poi di casi Moro ne avremmo avuti altri mille.

Questo vale per la trattativa Stato/mafia?

Questa trattativa ha dimostrato con evidenza l’errore della scelta fatta. Tutto inizia dopo il delitto di Salvo Lima, lo Stato si mette a trattare e Riina progetta e realizza le stragi proprio perché aveva capito che le istituzioni si erano indebolite.

Questo il pensiero di Marco Travaglio che somiglia a quello di Giovanni Falcone quando disse:

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”.