di Francesca Dainese
Iriving Penn muore nel 2009 nella sua casa di Manathan. All’ età di 92 anni. Con lui si chiude un capitolo della storia della fotografia. L’artista statunitense, dopo il debutto come pittore, diviene celebre soprattutto per la fotografia di moda, grazie alla sua preziosa collaborazione con Vogue sotto la direzione di Lieberman, ma non si esaurisce qui la portata delle sue sperimentazioni. Innova con semplicità, lasciando pose sofisticate e atmosfere costruite a tavolino anche per generi ben più classici, come lo still life e il ritratto, solo in apparente antitesi tra loro.
La mostra di Palazzo Grassi a Venezia, inaugurata l’11 aprile 2014 è la prima in Italia dedicata al grande artista e rimarrà aperta fino al 31 dicembre 2014 per la Collezione Pinault, da sempre garanzia di qualità, ma ahinoi, anche di prezzi importanti. Per ammortizzare è consigliabile acquistare un biglietto unico che permette di vedere anche l’expo associata della stessa Fondazione dal titolo Prima materia a Punta della Dogana.
Ma torniamo al nostro Irving. L’esposizione “Irving Penn, Resonance”, curata da Pierre Apraxine e Matthieu Humery, si compone di 130 fotografie, dalla fine degli anni Quaranta sino alla metà degli anni Ottanta, e riunisce complessivamente 83 stampe al platino, 29 stampe in argento, 5 stampe dye-transfer dai colori vivaci e 17 internegativi inediti.
I soggetti rappresentati sono dei più vari, dalle stampe di moda, alla serie Les cigarettes, anche nature morte e oggetti di tutti i giorni (bottiglie, metalli, ossa umane e animali) vengono rappresentati a fianco di scatti trionfali di grandi celebrità come Martha Graham, Marcel Duchamp, Pablo Picasso, Georgia O’Keeffe, W. H. Auden, and Igor Stravinsky e uomini comuni.
Le tecniche utilizzate da Penn nel corso della sua carriera sono svariate, ma tutti i suoi scatti sono accomunati dall’attenzione per il dettaglio, maniacale ed effimero, tanto che spesso gli è stato chiesto se con sua opera non volesse fare un vero e proprio reportage culturale della nostra società .Ciò è particolarmente evidente nella serie dei personaggi famosi, dove ciascuno di loro viene messo in scena con inquadrature mozzafiato, alle volte anche impietose. Tutti vengono fotografati in veste di protagonisti, iperpresenti a se stessi e al mondo. Ma il risultato, che enfatizza e smonta insieme tutto lo charme legato alla posa o alla loro persona, è un ritratto della vanità stessa che li ha messi in mostra, e più ancora della vanitas del tempo che scorre e li supera. Esattamente come tutti gli altri uomini. Imperdibile la fotografia che vede Woody Allen travestito da Charlie Chaplin, o lo sguardo fisso di un Picasso gran signore meditabondo, con cappello.
Tra le tecniche di stampa, la realizzazione degli scatti su fogli di alluminio rivestiti con un emulsione di platino è forse la più riuscita. Le stampe sembrano prendere vita propria, trasmettere un calore che mancava a quelle in argento e strizzare l’occhio alla precisione perfetta dell’antica arte dell’incisione. Lo sfondo è sempre neutro, di colore grigio o bianco. Penn punta alla verticalità dell’angolatura e centra il personaggio facendo focus sul dettaglio che lo caratterizza e lo intrappola nello scatto.
Secondo Irving “Un buon fotografo è una persona che comunica un fatto, tocca il cuore, fa diventare l’osservatore una persona diversa”. Provare per credere. A girare per la mostra più che osservare ci si sente osservati…




