Un incontro al massimo livello tra Vladimir Putin, Donald Trump e Volodymyr Zelensky resta possibile, ma per Mosca dovrebbe rappresentare il punto di arrivo di un negoziato e non il luogo nel quale cominciarlo. È questa la posizione espressa dal Cremlino attraverso il portavoce Dmitry Peskov, che ha raffreddato le aspettative sulla possibilità di convocare in tempi rapidi un vertice trilaterale dedicato alla guerra in Ucraina. Secondo Peskov, i tre presidenti potrebbero incontrarsi soltanto per formalizzare intese già sostanzialmente definite attraverso il lavoro diplomatico precedente. La posizione russa appare quindi netta: prima devono essere costruiti gli accordi nei loro elementi essenziali, successivamente i leader potranno riunirsi per finalizzarli. Il tema del vertice è tornato al centro dell’attenzione dopo le indiscrezioni secondo cui il direttore della Cia John Ratcliffe avrebbe avanzato la proposta di un incontro trilaterale durante una recente visita a Mosca, nel tentativo americano di riaprire uno spazio negoziale. Il Cremlino, tuttavia, considera insufficiente la semplice convocazione dei tre capi di Stato. Per Mosca una soluzione richiederebbe un processo estremamente complesso, composto da numerosi dettagli che dovrebbero essere affrontati prima di portare Putin, Trump e Zelensky allo stesso tavolo. Peskov ha inoltre attribuito all’Ucraina la responsabilità della mancanza di progressi verso quella che Mosca considera una reale soluzione del conflitto, un’accusa che naturalmente rappresenta la posizione russa e che si inserisce nella lunga contrapposizione politica e diplomatica tra le parti. La diplomazia continua così a muoversi mentre sul terreno la guerra non si ferma. Mosca ha minacciato nuovi attacchi contro infrastrutture energetiche ucraine in risposta ai bombardamenti condotti da Kiev contro obiettivi petroliferi russi, aumentando ulteriormente la pressione proprio mentre Washington cerca di riaprire i canali del negoziato. La questione decisiva diventa dunque capire se esistano condizioni sufficienti per trasformare le iniziative diplomatiche in un percorso concreto. Un vertice tra Putin, Trump e Zelensky avrebbe inevitabilmente un enorme valore politico e mediatico, ma la posizione espressa dal Cremlino rovescia la logica dell’incontro: non un summit per trovare l’accordo, bensì un summit perché l’accordo è già stato trovato nelle sue componenti fondamentali. Ed è precisamente su queste componenti che resta la distanza maggiore. Territori, sicurezza, garanzie internazionali, cessazione delle ostilità e futuro delle aree contese continuano a rappresentare nodi difficilissimi. La porta della diplomazia, quindi, non appare completamente chiusa, ma nemmeno spalancata. Tra l’ipotesi di un incontro storico e la sua effettiva realizzazione resta ancora un negoziato complesso, mentre ogni nuova escalation militare rischia di allontanare proprio quel tavolo che Stati Uniti e diplomazie internazionali cercano di costruire.
