I fondi europei al Pakistan vengono sfruttati nel modo giustoI fondi europei forniti al Pakistan sono importanti risorse economiche per il welfare e per aiutare una popolazione in difficoltà, ma c’è il rischio che il denaro finisca in mani sbagliate: si teme addirittura che possa finire per diventare un finanziamento al terrorismo, passando per la gestione di una parte corrotta dell’esercito pakistano.

In un rapporto del 4 febbraio 2013 riportato da Reuters si afferma: “L’Unione Europea fornisce circa 185 milioni di euro ogni anno in aiuti per lo sviluppo al governo del Pakistan, ovvero quasi il 14% dell’impegno totale dell’UE per l’Asia centrale e meridionale. Purtroppo ci sono molti indizi per ritenere che il Pakistan non usi il denaro nel modo riferito dalle autorità. Secondo il National Corruption Perception Survey condotto da Transparency International nel 2009, nel triennio precedente al 2009 la corruzione in Pakistan è aumentata del 400%”.

Questo problema è stato portato all’attenzione generale da Michael Theurer, presidente del Comitato per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, che pone una questione urgente: come può la Commissione garantire che i fondi comunitari non vengano utilizzati nel modo sbagliato in Pakistan?

Visti i dati emersi riguardo alla corruzione pakistana, è altamente improbabile che una semplice garanzia data dal Pakistan all’Europa possa preservare questo flusso di denaro da un utilizzo improprio. Inoltre, ad aggravare la situazione, il governo del Pakistan è molto instabile e l’amministrazione gestita in modo disorganizzato. In una situazione simile, è scontato, purtroppo, intuire che i fondi vengano investiti in modo improprio o addirittura finiscano nelle mani di privati, piuttosto che raggiungere le persone che ne avrebbero davvero bisogno.

Un altro fatto preoccupante al riguardo è l’alto numero di funzionari di governo arrestati per corruzione e appropriazione indebita di fondi negli ultimi anni. Il National Accountability Bureau (NAB) sta monitorando la situazione e si occupa di effettuare gli arresti: è dunque chiaro che la preoccupazione di Michael Theurer è giustificata dalla gravità della situazione. Adil Syed Gilani, presidente di Transparency International, sostiene che un paese come il Pakistan si trova a dover affrontare problemi gravi come la povertà, l’analfabetismo e il terrorismo proprio a causa della corruzione profondamente radicata sul suo territorio.

In occasione della presentazione della sua richiesta scritta al Commissario per lo sviluppo Andris Pielbags, Theurer ha espresso il suo disappunto dicendo che “purtroppo le risposte alle mie domande su problemi concreti sono state molto vaghe. Se non siamo in grado di dimostrare che il nostro denaro, il denaro dei contribuenti, viene utilizzato per riempire le tasche di politici corrotti, o peggio, per finanziare il terrorismo, dobbiamo avvalerci della possibilità di tagliare questi fondi. Questo è doppiamente importante in tempi di recessione e a seguito delle misure di austerità attuate in tutto il continente europeo”.

L’immagine che il Pakistan dà di sé a livello internazionale non è dunque rosea: il governo non sta facendo infatti nessuno sforzo per favorire o incrementare le proprie relazioni internazionali. La situazione del Paese è inoltre aggravata dalla presenza dei fondamentalisti religiosi, sostenuti e finanziati da alcuni dei partiti, che hanno dato vita ad alcuni dei più gravi atti terroristici mondiali. Questa situazione può continuare ad esistere a causa dell’instabilità del governo pakistano, ma a sua volta l’instabilità è dovuta alla forte influenza delle forze armate sulla politica, grazie all’autorità di cui godono. Gli episodi già avvenuti nel Paese dovrebbero essere sufficienti a comprendere che lasciare uno spazio troppo ampio all’esercito porta al rischio di un colpo di stato armato, a meno che il Pakistan non modifichi la propria strategia politica. Si è infatti scoperto che l’esercito ha appoggiato l’addestramento dei ribelli nelle loro stesse case, per utilizzarli come prova di forza nei confronti dei paesi confinanti, e ha fornito loro le armi necessarie e altre risorse utili ai loro scopi: tutto ciò è più che sufficiente per giustificare lo scetticismo dei paesi che stanno finanziando i progetti di welfare del Pakistan.

Ad oggi l’unica soluzione possibile è un governo più centralizzato, meno propenso a delegare alle amministrazioni locali, in modo che abbia il controllo su come i fondi vengono utilizzati: questa situazione si può realizzare attraverso un cambio ai vertici nelle prossime elezioni, contemporaneamente va limitato il potere dell’esercito sulle amministrazioni locali. In questo modo si riuscirà a fare in modo che il denaro venga speso per le risorse realmente necessarie e utilizzato per la popolazione che ne ha davvero bisogno.

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