Clown “testosteronizzati”, clown a 5 stelle e stalker politici “zombiezzati”: l’italian horror circus show è pronto ad aprire i suoi battenti per la stagione 2013! Terminata la campagna “pubblicitaria”, tutti i protagonisti di questo nuovo/vecchio baraccone, si apprestano a mostrarsi nei loro (soliti?) giochi di prestigio: e l’inizio promette bene.
Mentre dalla Germania arrivano puntuali i duri commenti, tra i tanti giunti dall’estero sulla recente tornata elettorale, del leader della SPD, Peer Steinbrück, il quale non ha lesinato biasimo sull’esito dei voti – definendo, appunto, Grillo e Berlusconi due clown – in casa nostra sembra confermata la percezione di ingovernabilità, figlia, appunto, di quest’anomale elezioni politiche.
Da Grillo, intervistato alla BBC, ha ribadito che in questo momento non supporterebbe alcun Governo e ha affermato di ritenere che se le due principali coalizioni, Pd e Pdl, dovessero arrivare a un accordo, il Movimento 5 Stelle sarà all’opposizione, fermo restando, ha confermato, che deciderà caso per caso quali iniziative di legge eventualmente supportare.
Tramonta, così, in poco meno di 24 ore l’ipotesi di un alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle: il no di Beppe Grillo alla proposta di un governo di scopo, è stato accompagnato dalle definizioni – come al solito pittoresche e colorite – su Bersani, considerato un «morto che parla» e uno ‹‹stalker politico››, invitandolo, inoltre a dimettersi.
I toni sono stati duri e molto accesi: «Bersani è uno stalker politico. Da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro» e nel post Grillo ha spiegato che il Movimento 5 Stelle non darà alcun voto di fiducia al Pd (né ad altri) ma voterà in aula le leggi che rispecchiano il suo programma, chiunque sia a proporle; «Se Bersani vorrà proporre l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni – aggiunge – lo voteremo di slancio (il M5S ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano), se metterà in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione».
Immediata la risposta del leader del Partito democratico, il quale ha affermato che «Quel che Grillo ha da dirmi, insulti compresi, lo voglio sentire in Parlamento. E lì ciascuno si assumerà le proprie responsabilità».
L’apertura programmatica al M5S resta comunque la linea del centrosinistra: «Chiederemo un voto in Parlamento su una piattaforma programmatica di quattro o cinque punti qualificanti – sottolinea Enrico Letta – proporremo a tutto il parlamento un programma su etica pubblica, riforma dei partiti e della legge elettorale, politiche economiche per i giovani, impegno a far sì che l’Europa non sia più solo quella dei tagli e dell’austerity ma si misuri con provvedimenti volti alla crescita».
Intanto, però, sul web i grillini si dividono sulla rifiuto del loro mentore e, su questo suo ultimo intervento i commenti sono piovuti copiosi nel giro di un paio d’ore e, se da una parte vi è chi appoggia la scelta di non votare la fiducia a Bersani, dall’altra vi è chi polemizza o tenta di spingere ad un dialogo costruttivo atto ad uscire da una probabile situazione di stallo e di ingovernabilità.
Tra i commenti polemici spicca quello di chi denuncia la presunta mancanza di democrazia all’interno del movimento: ‹‹Scusa Beppe, senza polemizzare e senza volerti attaccare, mi spieghi dove sta la ‘democrazia della Rete’? A me pare che qui scegli tutto tu››, o ancora quello di chi rimarca che: ‹‹Noi vi abbiamo votato e su questa decisione di non aprire al Pd non siamo stati interpellati. Io non ho votato Beppe Grillo presidente ma ho votato per dei cittadini il cui compito è ora fare quella politica che i partiti non sono riusciti a fare››.
Ma in tanti si schierano a favore della scelta di Grillo e plaudendo e accodandosi alle opinioni espresse nel suo post: ‹‹Con la mafia non si tratta›› oppure ‹‹Nessuna fiducia, per rispetto degli elettori›› e, infine, ‹‹D’accordissimo con Beppe, non bisogna cadere nel tranello. Bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo. Riprendiamoci il Paese, questi son solo mascalzoni. Parlare con noi? Pensassero ad Mps, piuttosto…››.
Così, come prevedibile, il nodo cruciale da sciogliere, resta ora il voto di fiducia al Senato, una gatta che, rimanendo su un piano metaforico bersaniano, non è affatto facile da pelare e…smacchiare.



