di Cristina Caruso
Il virus dell’influenza A sottotipo H1N1 è un sottotipo di virus di Influenzavirus A, appartiene alla famiglia delle Orthomyxoviridae. Ne esistono numerose varianti che causano forme influenzali pandemiche negli animali, in particolare l’influenza aviaria e la febbre suina.
Dal 13 ottobre al 8 novembre 2009, i casi stimati in Italia sono stati 1.521.000 e la percentuale dei decessi in Italia causati dall’influenza A (febbre suina) è stata dello 0,029 per mille, contro il 2 per mille della normale influenza. Durante la pandemia, le donne in stato di gravidanza avevano maggiori rischi d’influenza grave rispetto alla popolazione generale. Tale preoccupazione è stata complicata dai dubbi sulla sicurezza del vaccino in donne gravide sollevate dai rapporti aneddotici di morti fetali dopo la vaccinazione. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medecine e finanziato dal Norwegian Institute of Public Health, si è concentrato sulla sicurezza di questo vaccino in donne in stato di gravidanza, collegando i dati dei registri nazionali norvegesi a quelli degli ambulatori medici per accertare la diagnosi di influenza, per le vaccinazioni, i registri di nascita e le informazioni di base delle donne in gravidanza prima, durante e dopo la pandemia. Per lo studio statistico, sono stati impiegati i modelli di regressione di Cox. Sono stati analizzati i dati di 117.347 donne norvegesi tra il 2009 e il 2010. La mortalità fetale è stata stimata a 4.9 feti ogni 1000 nati. Durante la pandemia, il 54% delle donne è stato vaccinato durante il secondo o terzo trimestre di gravidanza. La vaccinazione ha notevolmente ridotto il rischio di una diagnosi d’influenza (hazard ratio 0,3, IC 95%, da 0,25 a 0,34) ma, tra le donne con malattia influenzale, il rischio di morte fetale è risultato più alto (hazard ratio 1,91, IC 95%, da 1,07 a 3,41). In totale, il rischio di morte fetale è stato ridotto dalla vaccinazione, anche se tale riduzione è stata non significativa. Quindi, in conclusione, possiamo dire che la vaccinazione in sé non è stata associata a un aumento della mortalità fetale e ha ridotto il rischio di morte fetale durante la pandemia, pur non essendo statisticamente significativa.
Fonte: http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1207210?query=featured_home


