di Daniela Cerino
Traggo spunto da un articolo apparso su un quotidiano qualche giorno fa, (Corriere della Sera), per fare alcune riflessioni sulla trasformazione strutturale e sociale di un quartiere come l’Eur paragonandolo in antitesi con quello di Piazza Vittorio a Roma.
L’articolo si soffermava sulla ‘rinascita’ di alcune città nella riscoperta di nuove vocazioni attorno al destino di un quartiere.
In molte città del mondo, quartieri malfamati o in degrado sono tornati a donare dignità e rispetto non solo all’area urbana ma soprattutto ai cittadini residenti e ai nuovi arrivati.
Sappiamo bene che si vive di mode e tendenze e spesso basta che un altisonante nome di architetto si sveli dietro un’opera di un quartiere decentrato che subito esso muta di valore e fama nell’immaginario collettivo…che anche senza precisa convinzione o cognizione si lascia trasportare ad una nuova percezione di ciò che fino ad un attimo prima addirittura ignorava.
L’Eur, in realtà, è sempre stato un quartiere residenziale con appartamenti, ville e residence circondati dal verde e una vita commerciale di risalto per qualità e offerta ma, oggi sta cambiando la sua ‘vocazione’ in termini di ospitalità. Il nuovo Centro Congressi, il Luneur, un grande albergo collegato alla ‘Nuvola’ di Fuksas, l’Acquario ‘Sea Life’ sotto il laghetto, il rilancio e ristrutturazione del Museo della Civiltà Romana e degli altri musei del quartiere sono solo tra le più importanti trasformazioni che teoricamente dovrebbe compiere l’Ente Eur ma che nei fatti non è così. Eppure questo quartiere per collocazione si pone come nodo strategico di collegamento tra il mare e la città, tra l’aeroporto principale e il centro, ma fino ad oggi nulla si era fatto per incentivare un’accoglienza turistica e congressuale di ampia portata non solo numerica ma soprattutto economica. Ci auguriamo quindi che questa trasformazione si compia e si completi, si promuova e le si dia nuova identità…..ma continuando nella lettura di una mia personale rassegna stampa quotidiana scorgo un altro articolo, stavolta su Repubblica, con un deprimente incipit ‘Salta il Museo del Design, Colosseo Quadrato senza soldi’, e ancora ‘da gennaio 2014 la Fondazione Valore Italia sarà soppressa. Salta anche il trasferimento della discoteca di stato’ definito patrimonio sonoro d’Italia.
Eh già, il Ministero per i beni culturali ha deciso di destinare quei fondi al patrimonio delle biblioteche di Roma e di altre città italiane.
Anche in questo caso assistiamo all’ennesima ‘opera incompiuta’ in una città che di ‘caput mundi’ non ha che i ricordi del florido passato e che nell’attualità vive di slogan politici, di annunci e di smentite, ma questo lo lascio ad altre analisi.
Avevo detto che avrei parlato del quartiere di Piazza Vittorio, per antitesi, come curioso esempio, in termini di ospitalità, inversamente proporzionale al sopracitato Eur. Elegante e ben frequentato fino a qualche decennio fa con i curatissimi giardini al centro e crocevia di chi arrivava e chi partiva data la sua vicinanza con la Stazione dei treni Termini, ma che poi per ‘far tendenza’, forse perché d’animo ribelle, ha puntato verso il degrado e ad una ospitalità settoriale (per genere) e numerosa ( per numero)…l’altro giorno una signora cinese, con al seguito due grandi valige, mi fermava chiedendomi in ‘anglo-cinese’ dove si trovasse a Roma la zona di China Town, rimanendo per un istante attonita e ripassando velocemente le metropoli nel mondo visitate dove si trovano i quartieri cinesi, mi accorgevo di essere a Roma, la mia città. E va bene la globalizzazione, l’integrazione, l’internazionalizzazione, ma è difficile accettare che la percezione e la conoscenza di uno straniero verso la ‘città (ex) eterna’ sia di una metropoli nella metropoli ( sì perché Town significa Città) e che la nostra grande storia non sia più unica prerogativa. Se siamo proiettati verso una visione ospitale degna di una grande città che almeno essa avvenga apportando miglioramento e non degrado urbano e armonica e rispettosa integrazione tra culture!



