Marcello Lisco affronta il tema nucleare con uno sguardo lucido e personale. In questa intervista emerge il lato umano dietro la divulgazione, tra consapevolezza e desiderio di raccontare una verità scomoda ma necessaria, senza mai perdere il contatto con il lettore comune.

Marcello, nel prologo scrivi che il nucleare è “una bomba ad orologeria pronta ad esploderti in faccia al minimo errore”. È una frase fortissima, quasi più emotiva che scientifica. In quel momento stavi parlando da divulgatore o da cittadino preoccupato per il futuro dell’umanità?

In quel momento parlavo sia come divulgatore, sia come cittadino. Una centrale nucleare è un organismo complessissimo che richiede una progettazione precisa e rigorosa in ogni suo dettaglio. Un semplice tubo, se costruito con materiali non idonei e progettato con cura, potrebbe rompersi ed inondare, per esempio, di acqua radioattiva l’ambiente circostante. E poi… se le barre non si raffreddano adeguatamente perché si è rotto il tubo? Una semplice rottura più o meno grave di un componente potrebbe portare ad un evento catastrofico che potrebbe in fase di progettazione essere stato non considerato e per il quale non ci sono procedure per il rientro in sicurezza del problema.  E parliamo di un semplicissimo tubo. Figuriamoci componenti più vitali. Per esempio. Nel 1964 nella entrale nucleare di Garigliano, per guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore si è andati vicino alla catastrofe. Nel maggio del 2006 nei Laboratori Enea della Casaccia, una fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti. Il 26 maggio del 1978, a Caorso, il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Fu scritto che  erano utilizzate valvole e strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.

Nel capitolo dedicato al Trinity test racconti che la sabbia si trasformò in “trinitite, un vetro verdastro e radioattivo”. Questo dettaglio è molto visivo. Quanto è importante per te trasformare la scienza in qualcosa che il lettore possa immaginare concretamente?

È veramente importante per me. Le descrizioni del libro vogliono non solo far riflettere ma stimolare il lettore nell’immaginare cosa succede, per esempio, quando un radionuclide ti penetra la pelle o si deposita su di essa o, quando esplode un ordigno nucleare. A mio avviso solo immedesimandosi nell’evento e vivendolo in prima persona è possibile provare, penso, disgusto e paura, ansia e terrore per ciò che l’uomo ha creato e per come lo gestiamo in maniera direi molto free. Oggi, abbiamo una scelta che negli anni ’50 non avevamo, o almeno, non avevamo a basso costo e con un rendimento apprezzabile. Oggi il solare ha un rendimento del 37% ed un costo a parità di Wattaggio di 1/5 rispetto al nucleare, zero costi sociali, manutenzione quasi inesistente, 100% green e riciclabile. Gridiamo con forza, NO al nucleare e SI al solare.

Hai la sensazione che oggi la divulgazione scientifica sia abbastanza coraggiosa oppure pensi che molti autori evitino di prendere posizione per non risultare scomodi?

Non penso di poter esprimere un parere in merito perché, purtroppo non ho il tempo di leggere tutti i  lavori di tutti gli autori nell’ambito della divulgazione scientifica. Posso sicuramente dire che la divulgazione scientifica in Italia vanta autori di grosso calibro e ottima preparazione, eccellenze nel loro campo di studi. Non so dirvi se alcuni argomenti sono per loro tabù o meno e per quale motivo. Posso dirvi che personalmente penso che la divulgazione debba essere libera, imparziale e diretta. Le persone devono essere informate con dati, fatti e verità senza slogan e senza edulcorazioni.

Guardando avanti, ti vedi ancora impegnato su temi legati ai rischi globali oppure senti il bisogno di esplorare territori più narrativi, magari tornando alla fantascienza?

Sicuramente non abbandonerò i temi legati ai rischi globali perché sono molto importanti ed è necessario sensibilizzare più persone possibili riguardo al problema dell’inquinamento e ciò che comporta e sul nucleare. Vi invito a leggere 360° di Inquinamento. A breve sarà disponibile un mio lavoro che parla di spazio e riprende i temi legati all’inquinamento in una nuova veste. Il nuovo lavoro si intitola “Spazio chiama uomo!” e sarà edito da Provaci ancora Bill (PAB) editore. È molto intrigante. Sono certo vi piacerà. Non abbandonerò la fantascienza-scientifica dell’Universo di Tx(o)rra perché ho sviluppato nuove equazioni con le quali dare continuità alla storia. Sono inoltre al lavoro per un nuovo progetto del tutto nuovo ma… è un segreto.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.