C’è una domanda che attraversa silenziosamente tutto “Quasi Troppi” di Roberto Giorni: quanto siamo disposti a pagare per vivere secondo le vere esigenze del nostro animo? Il romanzo la pone attraverso le vicende di Giancarlo Banchelli, un trentenne cresciuto tra osservanza religiosa e comodità di casa, che si scopre incapace di accontentarsi della vita ordinata che gli altri hanno immaginato per lui. Giorni costruisce il personaggio con un registro ironico che ricorda, per certi versi, la vena satirica di Enrico Brizzi nel raccontare i conflitti tra generazioni diverse, pur muovendosi su un terreno più adulto e disincantato. “Non capirò mai il motivo per cui mia figlia ha deciso di sposare tuo figlio”, si legge in uno scambio tra due personaggi secondari, ed è un piccolo esempio di come il romanzo sappia cogliere l’assurdo delle convenzioni sociali con leggerezza, senza mai scadere nella caricatura. Momenti come questo alleggeriscono un racconto che, pur restando ironico nel tono, affronta questioni tutt’altro che leggere sul peso delle aspettative familiari. L’ambientazione in un futuro prossimo, appena più rigido e sorvegliato del nostro presente, funziona come amplificatore delle tensioni tra desiderio individuale e aspettative collettive. Il libro non offre risposte facili, e proprio in questo sta la sua onestà: lascia che sia il lettore a interrogarsi su cosa significhi davvero essere liberi, quando la libertà ha un prezzo che quasi nessuno, nella storia, sembra disposto a pagare fino in fondo, ed è forse questa la vera scommessa del romanzo.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.