In questa intervista il focus si sposta sul presente e sul futuro di Uino.”Bellissima” conferma una coerenza stilistica che convince ma lascia intuire margini di evoluzione. Si parla di scena musicale attuale, di identità personale e di ciò che resta dopo aver pubblicato una canzone così intima.

In “Bellissima” il cuore è un guazzabuglio di emozioni contrastanti, ma la forma resta ordinata. Quanto ti somiglia questa tensione tra caos interiore e controllo espressivo?

Mi somiglia molto. Dentro di noi gli stati d’animo si mescolano continuamente, creando un apparente caos. Ma è proprio in quella tensione che nasce l’equilibrio.

Anche in “Bellissima” il disordine emotivo trova una forma, non per essere controllato, ma per essere compreso. È la ricerca di una via di mezzo che ci permetta di canalizzare ciò che sentiamo.

In fondo è questo il viaggio interiore che spesso dimentichiamo di ascoltare, presi dal rumore esterno. Eppure è lì che accade ciò che chiamiamo semplicemente vita.

Ascoltando il brano si percepisce una certa coerenza con il tuo percorso, ma anche una voglia di maturità. Ti sei imposto qualche regola nuova in fase di scrittura o hai seguito solo l’istinto?

Seguo quasi sempre l’istinto, ma non è mai un istinto cieco. È avvolto da una coerenza che nel tempo si è costruita e accompagnato dalla ragione.

Non sento il bisogno di impormi regole a priori. Se emergono durante la composizione, le ascolto, ma solo se è il brano a richiederle.

Alla fine è sempre una questione di equilibrio: trovare una forma che sappia governare il caos senza soffocarlo.

La scena musicale attuale è molto frammentata, tra indie, urban e pop elettronico. Dove senti che si colloca Uino oggi? E ti interessa davvero collocarti o preferisci restare in una zona più personale?

Preferisco che sia chi ascolta a collocarmi, piuttosto che scegliere io un’etichetta precisa. Non ho mai sentito il bisogno di definirmi dentro un genere.

Ho uno spirito di ricerca ampio, nella musica come nella vita. Rimango coerente con ciò che sono, ma anche con i cambiamenti che attraverso nella mia crescita personale e artistica.

Se c’è una zona in cui mi riconosco, è quella della libertà.

Ti faccio una domanda più diretta: cosa ti ha lasciato addosso “Bellissima” dopo averla pubblicata? Sollievo, paura del giudizio o la consapevolezza di aver detto finalmente qualcosa che non poteva più restare dentro?

Mi ha lasciato soprattutto consapevolezza. La sensazione di poter spingere oltre il mio modo di scrivere e di comunicare.

Vengo dal punk rock, da testi spesso di protesta o ironici, anche nei progetti che porto avanti ancora oggi, come con gli Psicoanalisi. Con “Bellissima”, nelle vesti di Uino, ho sentito di poter dare spazio a una parte di me più intima, che sto imparando a conoscere proprio attraverso questo percorso.

Non è stato sollievo o paura del giudizio, ma l’apertura di un nuovo spazio creativo. Un modo per allargare il ventaglio delle mie possibilità, lasciando che la crescita personale e quella artistica camminino insieme.

Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.

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Di Marco Vittoria

Sono Marco Vittoria, futuro architetto con l’hobby della scrittura. Appassionatissimo di musica, cinema ed arte, con una predilezione verso tutto ciò che riguarda gli anni ottanta e la pop art.